Mercoledì
1 ottobre 2003
La
strada del cuore
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Per
me la pranoterapia è spiegabile solo con la pratica, si può
parlare quanto si vuole però, alla fine, quello che veramente
ci è utile, quello che ci serve, è soltanto ciò
che sperimentiamo personalmente e questo in tutti gli aspetti della
nostra vita. Si potrebbe parlare di pranoterapia per dieci ore e non
riuscire a spiegarsi, fare un’esperienza di dieci minuti e cominciare
a capire cosa vogliamo intendere. Quando parliamo di una strada, io
vi dico “scegliamo la strada che ha un cuore”, la strada
che sentiamo dentro, che sentiamo affine al nostro modo di essere, e
una volta scelta la strada che ha un cuore le regole non sono tante
perché quando si va per una strada esiste la regola di iniziare
a camminare e la regola del camminare, non è che c’è
molto altro e il camminare si fa mettendo un passo dopo l’altro,
qualunque sia la meta e per quanto possa essere elevata, non c’è
altro meccanismo che mettere un passo dopo l’altro. A volte ci
sembra di camminare al buio, a volte ci sembra di camminare da soli,
dico ci sembra perché il buio comunque è apparenza, perché
l’essere soli è apparenza anche se poi la nostra strada
e la nostra storia non è quella di nessun altro, è diversa
da quella di tutti gli altri, però, comunque, la sensazione che
siano gli altri vicino a noi c’è, a volte è più
forte, a volte è meno forte o a volte si può credere di
essere soli e di procedere per strade che non portano a nulla e allora,
man mano che andiamo avanti i punti di riferimento usuali sono sempre
di meno, perdiamo alcuni punti di riferimento e ne acquistiamo degli
altri. Un punto di riferimento importante, l’ho già detto
prima, è la strada che ha un cuore, e poi nella strada cerchiamo
di capire quanto, dentro di noi, c’è un discorso di cercare
il merito, cercare la sensazione di fare qualcosa di speciale, di particolare,
qualcosa che siamo bravi a fare. È giusto avere coscienza di
quelle che sono le proprie capacità ma perché, in questo
modo, se so quello che so fare, posso metterlo a disposizione degli
altri, averne coscienza è molto diverso dal vantarsene, è
molto diverso dal sentirsi superiori agli altri “perché
faccio qualcosa che gli altri non sono capaci a fare”. Ogni volta,
in qualche modo insisto su questo discorso, perché, quando si
fa pranoterapia questa sensazione è abbastanza netta, la gente
viene da me e mi chiede di risolvergli dei problemi, io gli risolvo
i problemi e mi guardano a volte con ammirazione, come qualcuno che
ha delle capacità straordinarie e questo è uno dei motivi
per cui decisi, anni fa, di insegnarlo, proprio per dimostrare a tutti
come, effettivamente, queste capacità straordinarie non esistono!
Esiste una voglia sincera di mettere a disposizione degli altri quello
che sappiamo fare, esiste la volontà di venire in soccorso a
un grido d’aiuto, dopodiché la capacità di curare
e di guarire è in ognuno di noi, allora se io sono capace di
fare una certa cosa, non è perché sono più bravo
degli altri è perché la vita mi ha portato a fare un certo
tipo di esperienza, ad incontrare certe persone che mi hanno instradato
in una certa direzione e allora ho cominciato a curare la gente, da
sei, sette anni, ho cominciato a ritenere importante anche trasmettere
questa cosa sia perché ci si rendesse conto anche dall’altra
parte, molti miei allievi sono arrivati come pazienti e poi sono diventati
terapeuti, proprio perché, il discorso che faccio sempre è:
“se lo faccio io lo puoi fare anche tu, se lo fai tu lo può
fare chiunque”. Tutti possiamo fare questo, l’importante
è avere voglia di farlo e farlo per il bene dell’umanità,
farlo non per cercare il proprio merito o il proprio tornaconto, anche
se poi, nel caso in cui dovesse diventare l’unico sostentamento,
è giusto valutare il proprio impegno, ma questo non vuol dire
sfruttare le situazioni e soprattutto il male degli altri. In questa
ottica la strada, il percorso, diventa giorno per giorno un mettere
a disposizione un qualcosa che si è appreso, un’esperienza
che si è fatta. Quando ci accorgiamo se siamo o no sul percorso?
Quando cerchiamo il merito per quello che facciamo, quando ci vantiamo
per quello che facciamo non siamo proprio sulla strada che ci porta
nei posti belli dove vorremmo andare perché quello va a ingigantire
il nostro ego, non la nostra interiorità, non la nostra parte
migliore, se la nostra strada ci porta ad avere un certo predominio
sugli altri, un certo potere, stiamoci attenti perché stiamo
sbagliando qualcosa, i segnali, se li vogliamo vedere, ci sono, quando
quello che facciamo ci lascia la gioia, la serenità, la pace
dentro, stiamo sulla strada giusta, molti punti di riferimento li perdiamo,
ne acquistiamo altri, sempre di meno ma sempre più precisi, più
incisivi e più nostri, più veri, che ci dicono se siamo
o no sul percorso giusto. Nel nostro percorso finiamo per trovare tutto
quello di cui abbiamo bisogno e ci accorgiamo, quando agiamo con cuore
sincero, che veramente non siamo soli, che veramente c’è
tanta gente intorno, come noi, che vorrebbe camminare con noi e non
sa come, non sa quando, va soltanto aiutata a fare i primi passi e allora
comincia a camminare speditamente perché l’esperienza nostra,
il gruppo, trascina anche i più deboli, trascina anche quelli
che hanno dei momenti di stanchezza.
Sia quindi questa l’ottica, se vi accorgete che io vi propongo
una strada che non ha un cuore o vedete in me degli atteggiamenti volti
al mio tornaconto, a ingigantire il mio ego, primo ditemelo, secondo
andate via dai miei insegnamenti, anche perché se andate via
io non ho più materiale su cui agire quindi salvate voi e salvate
anche me! Certe volte cerco di fare dei discorsi che chi vuole capire
capisce, stessa cosa vale per me. Io non sempre, quando dico questo
vengo creduto, a me piace più imparare che insegnare, perché
quello che insegno lo so, però voi insegnate a me nel momento
in cui osservate in me dei comportamenti e me lo dite, è un aiuto
che mi date e che ci diamo reciprocamente. Ringrazio voi che siete qui
per la prima volta e anche gli altri, io tutte le sere ringrazio tutti
di essere qui perché a me da gioia e di solito avvengono delle
belle cose, quasi sempre, da tanti anni che ci incontriamo, queste serate
sono sempre state molto belle, poi, dicevo a Silvia, la sera in cui
mi sento stanco vengono poche persone, quelle più assidue e con
i quali si è instaurato un buon rapporto di amicizia, se non
mi sento di fare terapia spariscono i pazienti, in questo percorso non
c’è da preoccuparsi di tante cose come siamo abituati normalmente,
e questo mi insegna anche ad affidarmi di più, a non preoccuparmi
inutilmente, un grosso motivo di stress e di malattia sono proprio le
preoccupazioni inutili, quante volte ci siamo preoccupati nella vita
di cose che non sono mai accadute, la maggior parte delle preoccupazioni
poi non si realizzano perché se si realizzassero sarebbero tragedie
continue quindi, cerchiamo di capire questi meccanismi anche osservando
la nostra vita, cerchiamo, per quanto possibile di evitare di preoccuparci
di ciò che probabilmente non accadrà mai, alla fine, le
vere preoccupazioni sono pochissime e questo ci lascia più spazio
mentale, purifica i nostri pensieri, perché comunque noi camminiamo
in un gruppo e sentiamo i pensieri degli altri, si attaccano alle nostre
auree, prima ancora di sentire le parole, sentiamo i pensieri, già
i pensiero modifica l’energia che sta qui dentro, la parola modifica
ancora di più perché la parola ha in se lo spirito della
creazione, almeno secondo tutte le tradizioni sacre, la creazione nasce
dalla parola e la parola ha appunto, dentro di se, questo significato
di essere creatrice, allora stiamo attenti ai nostri pensieri, alla
vibrazione delle nostre parole, cerchiamo di farli venire, per quanto
possibile, dal cuore e questo è un grosso dono che possiamo fare
agli altri e all’umanità intera perché comunque
il mio pensiero, la mia parola, modifica l’armonia dell’universo,
immediatamente non ce ne accorgiamo però poi le cose accadono.
Quanto più si espandono questi gruppi tanto più si rafforza
questa energia d’amore. Il nostro gruppo, ad esempio, non è
soltanto qui dentro, ci sono altre persone collegate con noi stasera,
c’è Francesco, c’è Jolanda e molti altri che
sanno che il mercoledì ci riuniamo e ci chiedono, in qualche
modo, di poter stare in mezzo a noi, a volte noi sentiamo la loro presenza
e loro sentono i pensieri d’amore che noi mandiamo loro.