Mercoledì
2 ottobre 2002
Incontra
il Buddha e uccidilo!
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"Incontra
il Buddha e uccidilo" l'avete mai sentito dire? L'incontro col maestro
si dice che quando l'allievo è pronto incontri il suo maestro, e l'allievo
è pronto quando ha fatto un cammino per essere pronto ad incontrare il
maestro, e incontrerà quel maestro giusto per il suo percorso e per il
cammino fatto fino a quel momento e per quello che dovrà fare.
A un
certo punto dovrà "uccidere " il suo maestro - certo non uccidere
fisicamente - questo perché il vero maestro è colui che ci apre
la strada per trovare il nostro maestro interiore, se non è così,
diventa addirittura un ostacolo tra noi e la conoscenza. Se il maestro è
il mio obiettivo, diventare come il maestro, a questo punto proprio lui è
veramente un muro davanti a me, che mi impedisce l'accesso a quello che c'è
oltre. Quello che c'è oltre è proprio il mio maestro interiore quindi
in un percorso nasce, nei primi momenti, probabilmente l'ammirazione, la devozione
anche al maestro ma nel momento importante c'è il superamento di questa
fase e quindi l'accesso a quello che è il maestro interiore.
Se osserviamo
nella storia, la vita dei grandi maestri, ognuno chiama maestro quello che sente
secondo il proprio atteggiamento spirituale, il proprio atteggiamento filosofico,
per cui si parla per alcuni del Buddha , per altri del Cristo o Ermete Trismegisto
o altri che sono stati ritenuti maestri, quello che tutti loro hanno sempre detto
"Voi farete cose più grandi di quelle che ho fatto io", vuol
dire che il vostro percorso non è diventare come il maestro ma andare oltre,
fare altre cose. Allora come ci accorgiamo che stiamo in un percorso che ci porta
da qualche parte, che ci porta verso quello che è il nostro maestro, che
potrebbe anche non essere una persona fisica, potrebbe non essere in un corpo,
chi è seguace di certe dottrine e vede come maestro Yogananda, non lo può
incontrare fisicamente perché chiaramente non c'è più fisicamente
però può avere un incontro spirituale e così con il Cristo,
così con il Buddha.
Questo vuol dire incontrare un maestro anche se
non è più presente nel fisico, di solito non ha molta importanza,
ma non tutti quelli che si dicono seguaci del Buddha, di Yogananda o di Cristo
o di altri incontrano il loro Maestro. Se vediamo il percorso del Cristo, quattromila,
cinquemila persone che lo stavano ad ascoltare, ma solo dodici discepoli, c'era
questo grosso divario tra coloro che comunque lo seguivano, ognuno per i propri
motivi, e quelli che hanno avuto un incontro con lui.
Non è assolutamente la stessa cosa essere devoti ad un Maestro
o incontrarsi con lui e quando c'è l'incontro con il vero maestro,
avviene qualcosa di molto importante. Il vero maestro a un certo punto
della propria storia lascia un grande dono ai propri discepoli che è
quello di caricarsi del loro karma, questo non esiste soltanto nella
tradizione cristiana, se qualcuno di voi ha letto "Autobiografia
di uno Yogi" di Yogananda che si riferiva al suo Maestro che a
un certo punto, rivolgendosi ai suoi discepoli che non erano tantissimi,
saranno stati anche loro dieci, undici, dodici, adesso non mi ricordo
ma erano un numero abbastanza ristretto, diceva:" Io tra qualche
giorno mi ammalerò gravemente e forse morirò perché
devo fare qualcosa per voi". Doveva caricarsi del loro karma per
permettere poi ai discepoli di camminare più speditamente sulla
strada che dovevano percorrere, e questo perché produce, può
produrre una grave malattia e forse anche la morte? Nella storia il
maestro si ammala ma non muore, però rischia di morire, noi quando
facciamo pranoterapia, lavoriamo sui primi tre corpi sottili, quindi
lavoriamo sull'emozionale, lavoriamo sul mentale, lavoriamo sul corpo
eterico che è a diretto contatto col corpo fisico e quindi impariamo
a lavorare su quelli che sono mali fisici prevalentemente, più
in là si impara a lavorare sui mali psichici, si va a lavorare
nel mondo delle emozioni del nostro paziente però, l'insegnamento
di questa scuola non va oltre e non vuole andare oltre perché
andare oltre è il percorso di ognuno.
Allora, fare un discorso di caricarsi del karma, vuol
dire andare a lavorare a livello di tutti e sette i corpi sottili, cioè
fino al settimo che è detto il Corpo Buddico che è quello che determina
le nostre incarnazioni, nel quale è scritta tutta la nostra storia e dove
risiede il nostro karma, quindi vuol dire pulire la nostra aura, i nostri corpi
sottili fino al settimo corpo sottile. Questa è la guarigione spirituale,
la guarigione dell'anima, è guarito il corpo perché è guarita
l'anima, perché si è arrivati a guarire a livello dello spirito,
a livello delle motivazioni profonde che ci hanno mandato qui, e quindi, a quel
punto si capisce lo scopo, il motivo, - perché sono qui, che cosa sono
venuto a fare - nel momento in cui si è fatta pulizia, e questo fanno i
grandi maestri per i loro discepoli, far questo per permettere loro di comprendere
a pieno il ruolo che devono svolgere in questa dimensione attuale e portare a
termine il loro compito.
Noi diciamo anche, la malattia ha un suo significato
e ci induce a fare un percorso, la malattia va capita e va capito il messaggio,
allora certe volte il dubbio è , "se io faccio qualcosa perché
il mio paziente guarisca, a questo punto gli impedisco di fare la sua esperienza,
gli impedisco di capre il messaggio!", noi lavoriamo in una certa maniera
per cui la guarigione nasce sempre, comunque da una collaborazione, nasce dal
comprendere insieme qual è il messaggio insito nella malattia e fare un
percorso insieme.
Poi c'è un altro discorso, come un certo percorso
porta l'eventuale allievo al cospetto del maestro, un'altro certo percorso porta
il paziente dal terapeuta , un percorso lo porta da un tipo di terapeuta, un'altro
percorso lo porta da un'altro tipo di terapeuta e il fatto di aver intrapreso
quel tipo di percorso vuol dire comunque aver fatto un certo lavoro su se stessi,
essere andati da una parte anziché da un'altra a chiedere aiuto.
A
questo punto c'è la giusta conclusione della vicenda cioè il terapeuta
che ti aiuta sulla base di quello che sta sul tuo percorso e quindi non fa un
lavoro per te però ti da la possibilità di compiere quello che devi
compiere al meglio, ti mette nelle condizioni di poter fare ed è questo
l'atteggiamento nostro quando facciamo pranoterapia, cioè mettere i nostri
pazienti nelle migliori condizioni per fare comunque quello che loro devono fare
e capire qual è il meccanismo che l'ha portati ad ammalarsi e il meccanismo
che li può portare alla guarigione. Senza andare sui discorsi che facevo
prima dei caricarsi del karma, non è un discorso del genere però
non è neanche un impedire ai nostri pazienti di fare comunque il loro percorso.
Non so se sono stato chiaro perché sono concetti che a volte è difficile
esprimere in maniera semplice e chiara, questo fondamentalmente per dire come,
in fondo, tutto quello che facciamo, tutto quello che siamo chiamati a fare in
qualche modo dobbiamo farlo e nessuno può farlo per noi. Possiamo comunque
nel nostro percorso, trovare tutto quello che ci serve per fare quello che dobbiamo
fare, compresi i terapeuti, compresi i maestri, compresi quelli che ci insegnano
delle cose che ci possono essere utili, quindi è comunque il nostro percorso
quello di trovare un terapeuta che ti aiuta a fare e fa insieme a te quel passo,
cioè stai nella situazione giusta per trovare l'aiuto giusto, e questo
comunque è nel proprio percorso.
Ho cercato di esprimere delle cose
forse un po' nuove per alcuni però sono delle domande che spesso vengono
fuori, ma vengono fuori non palesemente, succede dentro di noi, quando cominciamo
a fare terapia, dopo un po' di tempo ci cominciamo a porre questo tipo di domande
e comunque sempre abbiamo dentro di noi quel qualcosa che ci dice se siamo nel
percorso o siamo fuori e questo qualcosa è la nostra serenità interiore
quando facciamo una scelta, cioè, non è che andiamo avanti alla
cieca, abbiamo sempre qualcosa dentro noi che ci guida e sappiamo benissimo quando
non vogliamo stare ad ascoltare questo qualcosa, possiamo anche scegliere di fare
qualche altra cosa però sappiamo che stiamo andando fuori, possiamo farlo
però non inganniamo noi stessi, sappiamo sempre qual è la cosa giusta
da fare ed è quella che ci lascia tranquilli sereni anche se razionalmente
può sembrare strana o assurda, facciamo riferimento alla nostra serenità
interiore quando facciamo una scelta, se stiamo bene, se la nostra mente è
in pace il nostro intimo è in pace, questa è senz'altro la cosa
giusta.