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Mercoledì 6 novembre 2002

La via della semplicità
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C'è chi dice che l'uomo inferiore cerca gli ornamenti, l'uomo superiore cerca la semplicità. Su "Autobiografia di uno yogi" trovate scritto: "Dio è semplice, tutto il resto è complicato". Per uomo inferiore e uomo superiore possiamo intendere, sia l'uomo nel senso fisico con un nome e una figura, come, ancora meglio, possiamo intendere la natura inferiore e la natura superiore. In noi coesistono questi due aspetti, l'uno che cerca gli ornamenti, l'altro che cerca la semplicità. Se lo trasferiamo a livello di quello di cui parliamo spesso, i nostri chakra hanno una loro caratteristica che ha due facce, così quando consideriamo il chakra di base, c'è l'istinto di sopravvivenza, c'è la presenza fisica, ma c'è anche il suo opposto. L'istinto di sopravvivenza che riguarda ad esempio il rapporto con il cibo, si può trasformare in bulimia, o in anoressia, e così quando andiamo sul secondo chakra, il chakra del sesso che regola il nostro rapporto con la sessualità, che può essere di un segno o di segno opposto. Così per quanto riguarda il chakra solare, il rapporto con il denaro, con il potere, e il quarto chakra, l'amore che può essere amore incondizionato o può diventare ossessività. Così per il quinto chakra, l'autostima o la disistima di sé. Vediamo come ogni nostro chakra, ogni nostro centro energetico ha anche il suo opposto. Nell'opposto possiamo collocare quella che è la natura inferiore, nella funzione ottimale del chakra, quella che è la nostra natura superiore. Prima dicevo, Dio è semplice e tutto il resto è complicato, vediamo quali sono le caratteristiche di Dio, cioè noi, quando parliamo di Dio, in realtà non parliamo di Dio, parliamo delle sue caratteristiche, perché non abbiamo né i vocaboli né la capacità di parlare di Dio, quanto di quello che a noi arriva come manifestazione, quindi parliamo dell'amore di Dio, parliamo della onniscienza, della onnipotenza di Dio. Quando diciamo, Dio è semplice, vuol dire che, allora, probabilmente, l'amore è semplice, il rapporto con il potere è semplice, la conoscenza è semplice. Quando diciamo, tutto questo è semplice, e poi però lo raffrontiamo con quello che è la nostra esperienza nel rapporto con l'amore, col potere, con la conoscenza, tutto diventa complicato, allora c'è qualcosa che non funziona.
I maestri hanno sempre proposto la via della semplicità, e nella via della semplicità c'è la conoscenza, c'è l'amore e c'è il potere, ma quando diciamo il potere, non è il potere che siamo abituati a conoscere come potere. Quando noi parliamo di potere pensiamo al potere politico, al potere economico, ma queste sono delle forme di potere che rendono schiavi chi le utilizza, cioè non è che rendono schiavi gli altri, ma l'uomo di potere è proprio schiavo del potere, nel senso che, organizza la propria vita e fa le proprie scelte, in rapporto al fatto di ottenere quello che lui chiama il potere, e ottiene un potere che è relativo ad un ruolo, finito il ruolo, finisce il potere per cui a questo punto è un qualcosa di fittizio, un qualcosa che, dentro di sé, non ha niente di sostanziale, quando si parla del potere, è il potere su se stessi, è il potere sulla propria mente, è il potere per cui "… non esiste niente che sia più forte di me". Quante volte abbiamo sentito: "ma questo è più forte di me". Allora, realizzare quel potere significa il dominio su se stessi, il dominio dei nostri pensieri, il dominio delle nostre emozioni, il dominio dei nostri sentimenti, cioè, essere noi i padroni. Noi siamo il nostro sé, il nostro sé superiore, il nostro intelletto, siamo quella parte saggia che cerca di venire a galla, di farsi conoscere e di manifestarsi e continuamente viene messa a tacere da quella che è, appunto, la natura inferiore. In questo gioco c'è la radice, poi, della nostra insoddisfazione, del nostro star male nella situazione che viviamo e la complicazione della vita, cioè la complicazione nel campo degli affetti, la complicazione nel campo del rapporto con il denaro, con il potere e nel conoscere, conoscenza significa "in questo momento so perfettamente dove sono, chi sono e che cosa devo fare", cioè non è la conoscenza di come funziona un fegato o di come si muovono i pianeti, anche se poi, in ultima analisi, si arriva anche a capire questo. La conoscenza è quella, attimo per attimo, dell'azione giusta al momento giusto e del nostro ruolo in quel momento. Questo ci da anche un criterio di valutazione, laddove c'è il di più, laddove c'è l'adornamento dei nostri pensieri, delle nostre azioni, allora stiamo dando retta alla nostra natura inferiore, quando tutto ci appare semplice, spontaneo, fluido, allora lì è la nostra natura superiore che ci sta guidando. Imparare a conoscere questi meccanismi, vuol dire non farci ingannare dalla nostra natura inferiore. Come ho detto altre volte, non sappia la destra quello che fa la sinistra, se la nostra natura superiore progetta qualcosa, non andate a dirlo alla natura inferiore, perché vi lavorerà contro, che vuol dire, non chiedete consiglio alla natura inferiore, agite se sentite che è la vostra natura superiore che vi sta spingendo in una certa direzione, e questo lo sentite, perché in quella scelta c'è la vostra serenità, c'è il vostro appagamento.