Mercoledì
10 luglio 2002
Compiti
per le vacanze
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Quello
di stasera è l'ultimo incontro, prima della chiusura estiva.
Il Centro
Luce riprenderà l'attività mercoledì 4 settembre.
Potremmo
dire che oggi è l'ultimo giorno di scuola e
l'ultimo giorno di scuola
si danno i compiti per le vacanze!
Non è detto che vi capiti di fare
terapie, però vi capiterà di andare al mare, in montagna, lungo
un ruscello, in un bosco, e quelle sono ottime occasioni per esercitarsi a sentire
l'energia.
Cominciate ad esempio, a sentire che tipo di energia emana una
quercia, le modalità sono molto semplici, potete cominciare a sentire da
pochi centimetri di distanza, con le mani, e facendo attenzione al tipo di vibrazione
che riuscite a cogliere, poi, allontanandovi a varie distanze ponendo le mani
in vario modo o anche cominciando a sentire con tutto il vostro corpo. Entrate
cioè nel campo energetico della quercia.
Cambiate albero e vedete
che l'energia può assumere vibrazioni diverse.
Esiste poi l'energia
della terra, dell'acqua, esiste l'energia del mare.
Se state in ascolto vi
accorgete che ogni elemento, ogni luogo, dà una vibrazione diversa.
Cominciamo a conoscere e a sfruttare certi meccanismi fisiologici.
Si dice
che, di ciò che capta il nostro occhio come punti di luce, solo un trilionesimo
viene trasformato dalla corteccia cerebrale in immagine visiva, e questo avviene
non soltanto per l'occhio, ma anche per la nostra pelle, il senso del tatto, avviene
per l'odorato, per l'udito, e gli elementi che la nostra corteccia cerebrale seleziona
sono quelli che è stata abituata a selezionare. Accade questo in base alla
nostra cultura, alla nostra esperienza, in base a quello che ci è stato
trasmesso dal nostro ambiente, per cui noi della realtà che ci circonda
vediamo alcune cose e non ne vediamo altre.
Se qualcuno di voi ha fatto l'esperienza
di vedere l'energia che emana un albero, probabilmente vi siete resi conto che
nel momento in cui vedevamo un qualcosa in più, un qualcosa di diverso,
i colori della pianta si sbiadivano.
La corteccia cerebrale, lo stesso spazio,
non lo utilizza più tanto per farci vedere quel colore e quella forma,
ma comincia a spostare l'attenzione su altre cose, che il nostro occhio comunque
percepisce, quindi, si sbiadisce una cosa, ne appare un'altra.
Con l'esercizio
riusciamo anche ad ampliare la capacità della nostra corteccia cerebrale
di recepire questi messaggi. Il modo per farlo è quello di cominciare a
concentrare l'attenzione sul sentire determinate cose, che è quello che
abbiamo fatto qui, dall'insegnamento del primo livello in poi, di cominciare a
sentire tattilmente quello che fino a poco tempo prima non percepivamo.
Il
fatto di stare in un gruppo ci facilita, perché ho detto che il meccanismo
che adatta la nostra corteccia cerebrale è quello che ha acquisito dall'ambiente,
ora, un questo contesto, si vive in un ambiente in cui qualcuno sta un po' più
avanti ed ha già qualche tipo di percezione diversa rispetto a chi è
appena arrivato, ma per un suo percorso, ha delle percezioni particolari, e questo
stare a contatto sposta l'attenzione della nostra mente su altre cose, ci si influenza
in questa direzione uno con l'altro. Questa è l'importanza di stare in
un gruppo, certe cose avvengono più rapidamente.
Noi nel percepire
usiamo delle lenti, per lenti più o meno intendo quello che ho detto prima,
cioè il fatto che la realtà che vediamo, che sentiamo tattilmente
è comunque deformata da una serie di lenti che frapponiamo fra quella che
è la totale percezione della realtà e quello che poi diventa percezione
razionale, diventa suono, visione, sensazione tattile, ecc. quindi sovrapponiamo
un certo numero di lenti che deformano questa visione.
Il nostro percorso
è quello di cominciare a togliere un po' di queste lenti, cominciare ad
abituare la nostra corteccia cerebrale ad altri tipi di meccanismi che non sono
quelli che i nostri genitori ci hanno trasmesso, la scuola, la cultura, cominciamo
a prendere in considerazione che possiamo usare le nostre facoltà mentali
in qualche altro modo ed applicarle a qualche altro tipo di percezione.
Fin
qui non c'è niente di straordinario, di esoterico o di paranormale, si
sfrutta un meccanismo fisiologico, niente altro, per cui se io comincio a ricercare
un certo tipo di sensazione, un certo tipo di visione, la mia mente comincia a
lavorare in un modo diverso, prima o poi coglie quel tipo di percezione, una volta
che l'ha imparata diventa il suo bagaglio di esperienza e facilmente riusciamo
a ritrovarla perché comincia ad appartenere a noi, come ci appartengono
tante altre informazioni che si trasformano nelle nostre usuali percezioni.
Riflettere su questi meccanismi ci aiuta a procedere più rapidamente nel
cammino.
Allora cogliamo l'occasione anche di toccare un sasso e rendersi
conto, ad esempio, che il sasso che vive al mare è diverso da quello che
vive in montagna, come messaggio che ci trasmette e come tipo di vibrazione, sensibilizziamoci
a tutto questo.
Non è solo facendo terapia che ampliamo le nostre
capacità, che spostiamo la nostra sensibilità su altre cose e su
altri tipi di percezione, ma anche cominciando a fare esperienza con tutto quello
che ci circonda e che abbiamo a portata di mano ogni momento, poi, quando si sta
in vacanza c'è più tempo per dedicarsi a queste cose, la mente è
più libera, è tutta una situazione che facilita questo tipo di approccio
con la realtà che ci circonda e poi anche il piacere di cominciare a sperimentare
qualcosa di nuovo e di diverso in un rapporto con la natura che è senz'altro
entusiasmante e molto piacevole, molto bello.
Cominciamo a godere un po'
più a pieno di questo dono che ci è stato fatto che è l'universo
che ci circonda, che esiste per il nostro bene, esiste per la nostra salute, esiste
per la nostra felicità.
Se questo non succede è perché
stiamo sbagliando qualcosa.
Se noi ci riflettiamo, abbiamo molto di più
di quello di cui avremmo bisogno per essere felici e non siamo felici, allora
cerchiamo, a volte, di aumentare quello che abbiamo con un occhio al superfluo
che ci fa dimenticare il necessario e ci distorce la visione della realtà.
Se io ho bisogno di mangiare e non me ne rendo conto, è inutile che
mi compro una casa più grande, il mio malessere rimane. Cerchiamo di nutrirci
di ciò di cui realmente abbiamo bisogno, dopo di che ci basta molto poco
per star bene.
L'accumulare beni materiali, o comunque, situazioni di amicizia,
affetto, circondarsi di tutte queste cose può essere un tentativo di sopperire
a qualcosa di fondamentale che ci manca.
Cominciamo a spostare la ricerca
su quello che è il fondamentale che ci manca. Quel senso di scarsa pace
interiore, scarsa serenità, di insoddisfazione, è la nostra guida,
il nostro campanello d'allarme, quell'elemento che ci dice se stiamo andando o
no sulla strada giusta, e questo è un altro modo, più interiore,
di amplificare la nostra sensibilità, cominciamo ad essere sensibili a
quello che la nostra interiorità ci chiede e, questo, è un qualcosa
che viene in conseguenza di un rapporto più pieno che riusciamo ad instaurare
con la realtà materiale che ci è data per sviluppare queste capacità
di guardarci dentro.
Man mano che entro in contatto con la quercia che ho
davanti casa, con la terra, con l'acqua, con l'aria, con le cose di cui abbiamo
parlato negli incontri precedenti, tanto più mi accorgo che riesco ad entrare
in contatto con la mia interiorità ed a stare in ascolto. Allora abituo
il mio orecchio, la mia mano, il mio occhio a stare in ascolto di una realtà
materiale per abituare il mio orecchio, il mio occhio, il mio tatto interiore
a stare in contatto con la mia interiorità e andare a scoprire cose che
di solito non vedo.
Tutto questo non è un gioco fine a se stesso,
ma qualcosa che ci può modificare radicalmente la vita.
Buone vacanze!