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Mercoledì 10 settembre 2003

Nell'atteggiamento di servizio c'è l'atteggiamento dei grandi maestri
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Grazie di essere qui stasera, quest’anno si presenta in una maniera un po’ particolare, in effetti non sappiamo cosa potrà succedere, però stiamo vedendo un interesse nuovo verso quello che stiamo facendo, vedremo che cosa porterà!
Sicuramente ci sarà gente nuova, e questo di solito è positivo. Io cerco a volte di insistere su quelli che sono gli atteggiamenti di fondo, perché quello che noi facciamo è qualcosa di abbastanza particolare, nel senso che camminiamo su un limite che è abbastanza poco definito, mi spiego meglio, il cammino che facciamo ci porta ad occuparci degli altri in una maniera molto forte, molto coinvolgente, dico coinvolgente nel senso dell’impegno, perché abbiamo parlato spesso di quello che deve essere l’atteggiamento del terapeuta che si coinvolge e nello stesso tempo però, resta al di fuori, quindi è un coinvolgimento che comunque ci deve lasciare nella nostra serenità, nella nostra centratura, nella nostra pace interiore mentre lavoriamo con il nostro paziente.
Questo vuol dire ascoltare e partecipare a quelle che sono le problematiche che ci vengono proposte ma senza lasciarsele attaccare, e quello che ci può guidare in questo nostro cammino quello che è senz’altro l’atteggiamento fondamentale, almeno nel mio modo di vedere e per quella che è la mia esperienza, è quello che potremmo chiamare un atteggiamento di servizio, sentirsi in un certo senso a disposizione, mettere cioè a disposizione dell’umanità quelle capacità che stiamo scoprendo dentro di noi, che stanno venendo fuori.
Il “servizio” è parente stretto, è figlio dell’amore, dall’altra parte, all’opposto, c’è il potere, l’egoismo. Perché parlo del servizio e del potere, perché quello che facciamo potrebbe darci un grosso potere sugli altri, potrebbe indurci a creare una dipendenza e questo è gratificante, il paziente che viene da noi e ci vede come una persona superiore, come qualcuno che può risolvere la sua vita, in un certo modo ci gratifica.
Di questo ho parlato molte altre volte, però, all’inizio di questo anno,penso di dover insistere su questo. Al momento in cui noi ci rendiamo conto che, quello che stiamo facendo, anche se in una piccola percentuale, dentro a questa cosa che parte con un atteggiamento di generosità c’è un volersi sentire bravi, un volere stupire l’altro o comunque guadagnarsi una certa ammirazione, stiamo attenti perché stiamo andando in una direzione sbagliata. Nel momento in cui agiamo nella serenità interiore, nella pace, nella gioia di fare quello che stiamo facendo, addirittura senza neanche preoccuparci di quello che sarà il risultato, allora stiamo andando verso l’atteggiamento di servizio e di amore.
Nell’atteggiamento di servizio c’è l’atteggiamento dei grandi maestri che sono stati i servi dell’umanità e ancora continuano ad esserlo perché, comunque, hanno dato la loro vita. Quando si dice, nella nostra cultura, Gesù ha dato la sua vita, banalmente, secondo me, viene inteso nel senso che è morto, questo è l’aspetto più banale della questione, a mio modo di vedere, vuol dire che ha improntato tutta la sua vita in modo tale da essere servitore dell’umanità, quindi tutto quello che ha fatto fin da bambino, le letture, gli studi, i discorsi, le frequentazioni, sono state tutte volte a realizzare un’opera grande di servizio. Dare la vita vuol dire che ogni attimo della propria vita è vissuto con questo desiderio comunque di fare tutto quello che possiamo fare e questo vuol dire fare la cosa giusta. Se noi abbiamo delle capacità, delle possibilità e non le utilizziamo stiamo facendo una cosa veramente terribile, a noi sono state date delle capacità e le mettiamo da parte perché magari abbiamo altre cose a cui pensare, poi ci chiediamo perché la nostra vita non funziona, perché ci sentiamo insoddisfatti, perché la mattina ci alziamo più stanchi di quando siamo andati a dormire o non vorremmo iniziare la giornata, e allora cominciamo a considerare se veramente stiamo utilizzando tutte le nostre capacità, tutto quello che abbiamo imparato, se lo stiamo utilizzando con un atteggiamento d’amore perché solo questo poi ci può dare la pienezza, la soddisfazione interiore, la gioia, la pace.
Questo nostro cammino spero che ci porti tutti verso la gioia, la pace, la serenità e la luce, verso la realizzazione di noi stessi, però, comunque, fondamentale è questo atteggiamento di servizio, cioè quello che noi abbiamo non è per sfruttare l’altro o, peggio ancora, il male dell’altro non solo dal punto di vista economico, ma dal punto di vista, come dicevo, dell’assumere il potere sull’altro, quanto più ci allontaniamo da questo atteggiamento e operiamo con slancio sincero che ci viene dal cuore, tanto più saremo validi terapeuti e avremo gioia dentro di noi e porteremo gioia, perché comunque, coloro che vengono da noi spesso sono persone che neanche più sorridono, che non hanno la gioia dentro, non hanno pensieri positivi o pensieri d’amore, non si sentono amati, ecco, allora, più noi andiamo verso un atteggiamento di servizio e di amore, più riusciamo a guarire perché molti mali nascono proprio dal non sentirsi amati, da non riuscire ad amare se stessi. Quando il nostro paziente viene da noi deve sentire amore, deve sentire che noi stiamo li con tutto noi stessi, con l’unico scopo di fare un percorso insieme e di farlo veramente nella maniera più semplice e più spontanea possibile.