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Mercoledì 12 marzo 2003

Chiedere per ottenere
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Da una parte c'è chi vuole fare la guerra e dice che questa è inevitabile, che va fatta, il guaio è che pure quelli che manifestano per la pace e mettono le bandiere, pensano poi anche loro che la guerra sia inevitabile. Allora in questo discorso c'è qualcosa che non ritorna, perché sembra proprio un assurdo innalzare la bandiera della pace con la convinzione che non servirà a niente e che la guerra comunque avrà luogo. Realmente se io manifesto per ottenere qualcosa devo mettere in atto tutti i meccanismi che conosco per ottenerla. E spesso è proprio questo concetto che ci sfugge: come porci rispetto a queste situazioni proprio a livello energetico. Il concetto corretto è che se ci fosse una sola persona al mondo che crede fermamente che in questo caso la guerra non si farà, questa non inizierà. A livello energetico le cose funzionane proprio in questo modo. Se noi crediamo fermamente in quello che stiamo difendendo, ciò si realizza. Quando chiedete fatelo con la coscienza che quello che state chiedendo è già vostro. Impariamo a chiedere, a proporre le nostre idee in maniera che poi si possano realizzare. Il tipo di energia che noi mettiamo in queste cose è importante; come il tipo, possiamo dire, di fede, cioè quanto crediamo in quello che proponiamo , quanto crediamo che quello che stiamo difendendo possa realizzarsi. La nostra forza è questa, non è la forza dei grossi numeri, perché il numero alla fine non conta, se sono tanti a volere la pace e pochi a volere la guerra, però quei pochi comandano…Quello che conta non è a livello numerico, ma a livello di come si muovono le energie che possono modificare il pensiero anche degli altri.
Poi, a certi livelli di coscienza esiste il non agire, e questo è qualcosa che ci insegnano gli orientali, e non parlo di inazione nel senso tradizionale del termine, ma il non agire nel senso di proporsi in un certo modo, cioè se io amo intorno a me le cose cambiano anche se io non mi adopero per nessun tipo di iniziativa, e non metto bandiere e non faccio proclami; se io credo nella giustizia, nel mondo c'è più giustizia, proprio perché vado a spandere questo tipo di energia, al di la dell'azione. Esiste un'azione, ma esiste un tipo di energia che può modificare le cose, e questo, almeno a certi livelli di coscienza, si sa benissimo; sono esempi questi che ci vengono soprattutto dall'oriente dove i santi, i realizzati, stanno seduti in una stanza, le persone vanno li, loro non dicono niente, ma poi le persone escono e stanno meglio, e in molti casi la loro vita cambia. Questo è un tipo di non azione, per quello che noi concepiamo come azione, che poi ha delle grosse ripercussioni, perché comunque è il tipo di energia che queste persone muovono. Inoltre a quelle persone che si muovono a quei livelli non importa nemmeno che la guerra si faccia o non si faccia , non si pongono neanche il problema perché il loro ruolo in questo mondo è quello di manifestare quel tipo di energia d'amore, di pace, di serenità, e di spargere felicità.
Dopo di che, quello che accade, accade; loro non si propongono un fine particolare, non possono fare altro che quello perché sono così.
Se noi comunque ci muoviamo invece per fare certe cose, allora mettiamoci la convinzione di credere che quel nostro pensiero abbia un'efficacia.
Il gioco perverso dell'atteggiamento di molti rispetto a questa guerra è il pensare che nonostante tutto, questa si farà. In questo modo pensano a favore di quelli che la vogliono fare, e accrescono quel tipo di energia che dice che la guerra si farà. A questo punto sarebbe meglio che non mi muovessi che non pensassi più nulla, astenendomi. Se dobbiamo giocarci questa partita, giochiamola ben fino in fondo, e crediamoci molto di più di quello che non facciamo. Rispetto a questa guerra quando qualcuno mi chiede cosa ne pensi, io prendo atto che in questo momento non si sta facendo, in questo momento questa cosa che si teme non c'è.
Per concludere se vogliamo metterci dalla parte della pace, pensiamo veramente con convinzione che la guerra non si farà. Se si fa una battaglia personale la si fa per vincere, anche se riconosci che l'avversario è forte; e se questa guerra si farà, la si farà perché dall'altra parte chi la vuole ne è più convinto di chi desidera la pace ma non ne è convinto che la si possa realizzare. Quindi se la si farà, la si farà per questo motivo, e non per tanti altri che possiamo razionalizzare: chi vuole la guerra è ben determinato a farla, e non lo è altrettanto chi non la vuole. Secondo me tutto si gioca su questo. Il momento in cui si crede avvengono delle cose straordinarie.