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Mercoledì 13 novembre 2002

Le tentazioni dell'ego
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Sappiamo che esistono molte discipline, per discipline intendo quelle che, in ultima analisi, vanno a lavorare dentro, tipo lo yoga, la meditazione, alcune arti marziali, ecc. Quello che dovrebbe essere ovvio è che queste discipline non sono fini a se stesse, cioè, non si fa yoga per diventare sempre più bravi ed eseguire le asana sempre meglio o per conoscere, se possibile, tutto lo yoga, tutte le tecniche, non è questo.
Queste discipline esistono in funzione di realizzare qualcosa.
Yoga, significa unione, quindi riunire le parti di noi stessi, riunirci con tutto il creato e questo è il fine ultimo. Così alcune arti marziali, se indirizzate verso quella via per le quali originariamente sono state realizzate, il Tai chi, l'immagine del danzare insieme al vento, nell'aria, insieme alla terra, sono immagini poetiche che comunque stanno a significare una disciplina che ci possa mettere in contatto con la terra, con il cielo, con gli elementi, quindi sempre questa attenzione nel ricercare l'unione con ciò che ci circonda, così nella meditazione e in quello che noi facciamo: la pranoterapia.
Nella pranoterapia, quello che immediatamente si vede, e si può pensare che sia, è l'aiutare gli altri a star meglio, ad aiutare chi soffre, va bene, va tutto bene, in effetti il fine ultimo di quello che noi facciamo, e man mano lo andiamo scoprendo, è mettersi in discussione, cominciare a guardarsi dentro. La pranoterapia, più che altre discipline, almeno secondo la mia esperienza, ci mette di fronte al nostro ego, perché, nessuna delle discipline che ho praticato mi ha messo davanti alla tentazione di sentirmi bravo, di sentirmi utile, indispensabile per qualcuno, di fare qualcosa che pochi riescono a fare, allora a quel punto la tentazione è grossa. Questo è un momento importante, cioè un momento in cui noi cominciamo a sentire questo disagio. Sappiamo come inizialmente ci può essere l'euforia di vedere come ci riescono certe cose, arriviamo ad un certo punto del cammino in cui cominciamo a sentirci abbastanza bravi, avere questa possibilità in mano, cosa che altri sembra che non abbiano. La cosa importante è cominciare a confrontarsi con il proprio ego. Con il proprio ego ci si confronta nel "deserto". Questo significa che quando ci confrontiamo con il nostro ego stiamo da soli, il nostro ego è quello che ci dice "sei stato bravo" che ci fa vedere la tentazione del potere, ci dice "questa disciplina ti può dare il potere sugli altri", il paziente che diventa dipendente dal proprio terapeuta, tutto sommato ci gratifica, non va assolutamente bene, però proprio questi sono gli inganni dell'ego che ti fa vedere e ti da come obiettivi certe cose che non sono affatto il vero obiettivo, ci distolgono dal vero obiettivo che è proprio quello di affrontare il nostro ego e vincerlo.
Ricordo qualcosa che lessi tanti anni fa, "L'assassinio nella cattedrale". L'Arcivescovo sta solo in questa grande cattedrale - quindi l'immagine del deserto - e prega, ripercorre la propria vita e si rende conto che, se lui stava per essere ucciso, era anche perché non si era piegato al potere, al denaro, quindi era riuscito a vincere tutti questi tipi di sensazione e di sollecitazioni del suo ego, ma si rende conto anche che il suo ego stava per sconfiggerlo con l'ultima grande tentazione che era quella del martirio, il fatto di sentirsi grande perché stava andando al martirio per aver sostenuto la sua fede, per non essersi venduto al potere, al denaro, alla fama. Si rende conto di questo proprio negli ultimi istanti della sua vita, proprio poco prima di essere ucciso e riesce a vincere anche quest'ultima tentazione.
Questo per dire che il nostro ego non si arrende mai, ci va a stimolare delle tentazioni sempre più sottili che si mascherano da grossi traguardi, nel momento in cui noi riusciamo a vincere però, l'inganno dell'ego, succede una cosa fondamentale nella nostra vita, riusciamo veramente a capire qual è la nostra missione, perché noi tutti abbiamo una missione. Non è che una missione ce l'ha avuta soltanto Ghandi, Martin Luter King, Madre Teresa, Padre Pio, non solo loro hanno avuto una missione, un compito importante da svolgere, tutti noi lo abbiamo, soltanto che il nostro ego ci propone degli obiettivi fasulli. Finché noi ci lasciamo ingannare dal nostro ego, non vediamo qual è il nostro vero obiettivo, cioè quella missione, quel compito che ci è stato assegnato. Nel momento in cui riusciamo a vederlo tutto diventa facile, nel senso che poi tutte le nostre scelte saranno in funzione di quello, non andranno un po' di qua un po' di là e riusciremo a sciogliere tutti i nodi e tutte le situazioni di confusione che nascono proprio dal fatto di essere tirati da una parte o dall'altra, quindi un po' il potere, un po' il denaro, un po' altre cose che ci distolgono da quella che è la nostra vera strada.
La pranoterapia in particolare, almeno per la mia esperienza, ci fa scontrare proprio direttamente con queste situazioni perché, ad esempio, i nostri pazienti, a volte ci mettono su un piedistallo, ci mitizzano, questo è un grosso pericolo, qui avviene più che in altri percorsi e in questo modo, la pranoterapia, cioè quello che noi stiamo facendo, può diventare un vero percorso interiore, nel momento in cui abbiamo questo impatto, ce ne rendiamo conto e non ci facciamo più ingannare. Il nostro ego è furbo, il nostro ego ci pone degli obiettivi sempre più raffinati e sempre più somiglianti a quello di un percorso spirituale. Il percorso spirituale è quello che facciamo nella serenità interiore, nell'apertura del cuore, nella gioia, questi sono gli elementi che ci dicono che stiamo su un percorso vero che ci porta all'interno di noi stessi e ci porta verso la nostra vera dimora, quindi teniamo presente che abbiamo degli elementi per capire, non è che siamo nel vago e viaggiamo al buio, nel momento in cui non subiamo più certi inganni sappiamo dove dobbiamo andare, sappiamo che strada prendere e andiamo verso il nostro vero obiettivo.
Dico questo perché a volte, il nostro ego si maschera, cioè sempre si maschera, stiamoci attenti.
Un passaggio che io ho fatto già da molto tempo, adesso mi si ripropone in altre maniere, si ripropone in termini sempre più sottili, sempre più sofisticati, una volta che abbiamo capito i meccanismi possiamo essere più attenti e, veramente, tirar fuori da questo il meglio di noi stessi e fare veramente dei grossi passi avanti.
Ci accorgiamo che stiamo facendo qualcosa di veramente produttivo per noi stessi nel momento in cui le nostre scelte non sono condizionate dal denaro, dal potere o da tutte quelle cose che sono caratteristiche del nostro ego, dal voler apparire, dal crearci un'immagine, dal voler sembrare bravi, nel momento in cui i nostri discorsi, i nostri atteggiamenti non sono volti ad accaparrarci il favore di qualcuno.
Quello del denaro per noi poi è un grosso problema, se diciamo "non mi faccio pagare le terapie, quanto sono bravo!" il nostro ego eccolo in agguato!! Chiedete comunque qualcosa in cambio, anche 1 euro, questo scambio ci mette in pace nel senso che se vengo pagato, il mio ego non ha motivo di disturbarmi, l'altra persona, anche se con una piccola cifra, si sente disobbligata. Mai tenere l'altro in obbligo verso noi stessi! Non vogliamo tenerli in obbligo, però poi succede! Il paziente sa che ha ricevuto, noi possiamo sapere e sentire che abbiamo anche noi ricevuto, allora diciamoglielo, rendiamolo consapevole di questo, e questo può andar bene, perché non sempre chi si affida alle nostre cure si rende conto che noi beneficiamo di questo, nel senso che facciamo esperienza, conosciamo meglio noi stessi, perché quando andiamo ad affrontare insieme all'altro il problema dell'altro in effetti andiamo anche a risolvere i nostri. E in questo c'è lo scambio. A volte, certe cose che noi siamo restii ad affrontare, siamo costretti ad affrontarle perché l'altro ce le propone, in quel momento ci sta facendo un grosso favore!