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Mercoledì 17 settembre 2003

Ancora sullo spirito di servizio
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La mia idea dell’insegnamento è, forse, abbastanza particolare perché io ritengo che l’insegnante debba essere colui che ci sprona o ci fa venire la curiosità di fare l’esperienza, cioè di passare dall’insegnamento all’esperienza, che sono due cose completamente diverse.
Noi siamo abituati (purtroppo), e questo ci condiziona, da quando siamo bambini, a ricevere insegnamenti attraverso la scuola, attraverso i nostri genitori, attraverso la televisione o tutti i mezzi che si propongono come nostri insegnanti, e cominciamo a ritenere che, apprendere più cose, perché poi, comunque, è questo che ci viene trasmesso, sia molto importante e ci faccia essere un po’ di più di quello che siamo.
Soltanto quando riusciamo a passare dalla dottrina, dall’insegnamento, all’esperienza (e adesso cerco di spiegare che cosa intendo) andiamo verso la vera conoscenza.
Io spesso dico, ad esempio, quello che noi vediamo è apparenza, la visione che noi siamo separati è apparenza, realmente non è così, la realtà è nell’unione non è nella separazione, la realtà non esiste nella dualità ma nella non dualità, e questi possono essere anche discorsi facili a sentirsi, affascinanti, però se non stimolano a fare questo tipo di esperienza sono discorsi vuoti.
Fare esperienza significa entrare in contatto, veramente, con la realtà e cominciare a sentire con la nostra interiorità che non siamo separati dalla quercia che è qui di fronte e non siamo separati gli uni dagli altri, e allora, nell’esperienza, in questo tipo di esperienza di non separazione, di andare oltre il due, arrivare addirittura oltre l’uno, cioè quello che è all’origine dell’uno, ma questo si può fare soltanto sperimentando da dentro, in questa esperienza entriamo nell’ambito dell’illuminazione, cioè passiamo dall’essere dei passivi fruitori di informazioni ad essere in un cammino di illuminazione.
Quando noi riusciamo ad entrare un attimo in meditazione, sperimentiamo un punto di vista, un modo di vedere la vita, la realtà, che è completamente diverso da quello che viviamo quotidianamente e questo ci riempie di gioia, ci riempie di luce, questa luce, una volta che l’abbiamo vista, non possiamo negare che esista, questa luce, anche se poi può essere offuscata dal nostro ego che comunque combatte, che combatte la luce continuamente, che sta li a dirci “guarda che ti sei sbagliato, non pensare a queste stupidaggini, non andare dietro ai sogni, alle visioni, alle illusioni, la vita è un’altra” nonostante questa lotta con il nostro ego, se abbiamo visto un poco così di luce, questo nessuno ce lo può negare, non possiamo più negarlo a noi stessi che esiste qualcosa oltre l’apparenza e questo qualcosa è il concepire che tutto deriva dalla luce, questo l’abbiamo detto diverse volte anche proprio parlando di energia, come dalla luce, per condensazione, sono scaturite le varie forme che la luce ha assunto, e una di queste siamo noi, una delle forme è l’albero, una delle forme è la pietra, allora veramente entriamo nel concetto che ogni forma di vita è sacra. Questo è importantissimo, non esiste una vita inferiore o una vita superiore e non esiste la morte. La morte è un concetto che ha introdotto la nostra mente per renderci schiavi, esiste la vita e, come tale, è naturale poi aver rispetto per essa, quando abbiamo scoperto la natura intima di un filo d’erba, di un’animale, di una pianta, di un fiore, degli altri che ci stanno vicini, è naturale poi il rispetto, è naturale improntare la nostra vita e mettere tutte le nostre energie, come dicevo la volta scorsa, per il bene dell’umanità ma senza sforzo. Tutto quello che avviene senza sforzo è veramente quello che viene da dentro di noi, è quello che veramente, la nostra interiorità, ha sperimentato. Quando c’è sforzo in questo siamo fuori dal percorso, quando in noi è spontaneo applicare tutte le nostre conoscenze, tutto il nostro essere e tutti i nostri atti sono nella direzione del bene dell’umanità, allora veramente siamo nel cammino dell’illuminazione, o almeno siamo nel cammino del renderci conto che siamo degli illuminati ma non lo sappiamo, perché noi comunque siamo degli illuminati inconsapevoli. La spiritualità è dentro di noi, la luce è dentro di noi ma non la conosciamo allora facciamo un cammino nel quale non dobbiamo raggiungere niente né guadagnare niente ma soltanto scoprire chi veramente siamo e questa scoperta la possiamo fare soltanto attraverso un’esperienza. Tra poco noi ci scambiamo l’esperienza e ci raccontiamo le cose che ci sono successe, le terapie che abbiamo fatto, però, se sappiamo bene ascoltare, al di là delle parole, c’è il sentimento di chi le propone, c’è un suo modo di aver vissuto quella terapia, che vuole trasmetterci e che non è trasmissibile con le parole ma si trasmette con l’energia che questa persona sta emanando e che ci arriva e ci riscalda e ci coccola. Questo è il bello di queste cose, ognuno poi si esprime verbalmente in maniera diversa secondo quella che è la propria cultura e il proprio modo di parlare, ma è la vibrazione di quello che dice che ci interessa, è andare oltre le parole, allora cerchiamo anche di ascoltare con la nostra interiorità quello che l’altro dice e scopriremo un mondo meraviglioso che sta al di là delle parole e che è il suo vissuto, la sua vera esperienza del trattare con amore la persona che ha chiesto aiuto, perché poi, in definitiva è questo, lo dicevo già l’altra volta, lo spirito di servizio è parente stretto dell’amore, il potere è parente dell’egoismo e allora, quando noi agiamo e lo sentiamo, perché quando agiamo con amore ci sentiamo veramente luminosi dentro, sentiamo la gioia di fare questo, allora stimo veramente nello spirito di servizio e stiamo facendo bene non solo a chi ci sta davanti, ma anche, posso dire, all’umanità, perché comunque spargiamo intorno a noi energie che non vanno solo alla persona che stiamo trattando, ma che vanno in giro, si espandono, quindi portano qualcosa di meraviglioso nel mondo in cui viviamo.