Mercoledì
19 febbraio 2003
Tra
il dire e il fare
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Poco
prima che arrivaste, come sempre, ho chiesto a Silvia:”stasera
di che parlo?”.
Lei mi ha detto qualcosa che, comunque, mi stava girando nella testa.
Lei si mette al computer e sbobina le cassette che registriamo, si risente
tutto, lo scrive, quindi risentendo, scrivendo, ha modo di fissarle
di più, e mi diceva:”si si, belle tutte queste cose, io
sono d’accordo su tutto, però mi viene da piangere, perché
io riesco ad applicare molto poco di tutto questo”.
In effetti è vero, le dico, guarda, io le dico queste cose perché
le ritengo giuste, ma poi quando si scende nella pratica, nella vita
di tutti i giorni, certe cose rimangono solo delle buone intenzioni.
È vero che quando si va in altri livelli di coscienza, si và
in meditazione, nei momenti di preghiera, sono momenti in cui noi comprendiamo
benissimo quale sia la strada da percorrere e quali siano le cose da
fare, poi, però, finito quel momento, si ritorna nel quotidiano.
Quindi c’è un rarefarsi e un addensarsi, proprio come se
la nostra anima diventasse più leggera nel momento della meditazione
e della preghiera e poi ridiventasse pesante quando andiamo nel quotidiano,
nella vita di famiglia, questo è quello che avvertiamo a livello
anche fisico, questo farsi più leggero e più pesanti.
Quelli che noi chiamiamo i Santi, quelli che in oriente chiamano gli
Avatar, sono quelle persone che riescono a portare, invece, nel quotidiano
quello che sperimentano in altri stati di coscienza e quindi a farne
la propria vita, questa la grossa differenza che c’è fra
quello che chiamiamo il Santo, l’illuminato e quello che sono
io.
Stavo rileggendo un libro pieno di saggezza che è “Il Libro
Tibetano dei Morti”, non so se qualcuno di voi lo ha letto, questa
in pratica è una guida, la guida per chi deve fare il viaggio
post-mortem, una volta esalato l’ultimo respiro, comincia un viaggio,
durante questo viaggio il defunto si trova ad affrontare diverse esperienze.
“Il Libro Tibetano dei Morti” è stato scritto non
soltanto per i morti ma anche per i vivi, perché, comunque, è
un’esperienza che noi possiamo fare in vita e che si riproduce
con altre modalità una volta lasciato il corpo fisico.
È un insegnamento soprattutto per noi, per prepararci anche a
quello che sarà il passaggio e il viaggio dopo che avremo lasciato
il corpo.
Qui dice cose che in parte sono una risposta a quello che ho premesso.
L’esperienza del defunto funziona in questo modo: questa persona
che in un primo momento non si rende conto di essere morta, si trova
a fare diverse esperienze che sono espresse come incontri con varie
forme di luce. C’è un tipo di luce luminosa e un tipo di
luce opaca, fatalmente si è attirati dalla luce opaca, questo
miraggio dura diversi giorni durante i quali vengono date più
possibilità per andare verso la luce splendente, e qui esprime
molto bene come ciò che ci porta verso la luce opaca sono cose
che noi a volte sentiamo proprio far parte della nostra esistenza.
Nel primo giorno parla dell’incontro con la luce brillante “che
a stento tu saprai contenerne la vista” con questa luce ne arriverà
un’altra bianca opaca, che proviene dai deva, che ti colpirà
in fronte. I deva corrispondono alle nostre potenze infernali, per la
potenza del cattivo karma, la splendida luce azzurra di saggezza produrrà
in te paura e terrore e tu la fuggirai, poi nel secondo giorno si esprime
in quest’altro modo, parla sempre di una luce splendente e di
una luce opaca e della luce della saggezza.
“Per forza della collera tu resterai sorpreso e spaventato dalla
bianca luce e vorrai fuggire”.
Nel terzo giorno ci parla della forza dell’egoismo “Proverai
paura della luce gialla risplendente per la forza dell’egoismo”.
Nel quarto giorno parla dell’attaccamento e della debolezza che
ci farà fuggire dalla luce splendente e poi nel quinto giorno
della gelosia “per influenza della gelosia intensa e resterai
terrificato dalla smagliante radiazione della luce verde e vorrai fuggirla”
e così via per gli altri giorni, mette in risalto come effettivamente
le nostre passioni, i nostri attaccamenti, la nostra gelosia, non ci
consentono di andare verso la luce intensa, ma di preferire la luce
opaca ed è quello che succede quando noi, dagli stati di maggior
rarefazione rientriamo negli stati densi dove allora il nostro ego si
esprime con gli egoismi, si esprime con gli attaccamenti, si esprime
con la gelosia e mi riallaccio al discorso che facevo la volta scorsa
quanto è importante, a questo punto, far digiunare tutti questi
nostri modi di essere, cioè, non dargli alimento, questa è
una parte difficile per noi, cioè non alimentare i nostri attaccamenti,
la nostra gelosia, al nostra ira e tutte quelle cose che fanno parte
del nostro carattere, delle nostre inclinazioni, ma che, comunque, non
ci consentono di praticare quello che in altri livelli di coscienza
abbiamo visto, quel piccolo o grande bagliore di luce che abbiamo potuto
vedere in quei momenti e che ci ha indicato la strada, allora facciamo
finta di niente e mettiamo un sacco di scuse, quello che on riusciamo
a fare è proprio guardare in faccia i nostri attaccamenti, il
nostro egoismo, la nostra gelosia e cominciare a non volerli più
come compagni di viaggio. Stiamo attenti a quello che succede nei nostri
pensieri, questo lo dico molto spesso, stiamo attenti a che tipo di
pensieri stiamo alimentando, se alimentiamo pensieri di luce brillante
o di luce opaca.
“Il libro tibetane dei morti” parla comunque sempre di luce,
però distingue una luce brillante e una luce opaca, perché
anche nella luce opaca c’è una forma di vita, ma certamente
non è quella che ci porta in alto, non è quella che ci
da la gioia.
La gioia piena sta nel realizzare completamente quelle che sono le nostre
potenzialità, lì sta la nostra gioia, quando noi riusciamo
ad esprimere quello che vogliamo esprimere senza più quei legami
che possono essere dettati dal voler apparire in un certo modo, dal
possedere certe cose, e quindi, paura di perderle, nel momento in cui
noi riusciamo ad esprimerci liberamente e tiriamo fuori tutte le nostre
potenzialità c’è la vera gioia, tutte le nostre
potenzialità vuol dire ognuno si esprima al proprio livello secondo
quelle che sono le proprie caratteristiche e possiamo avere proprio
la pienezza di tutto quello che ci spetta e quindi il percorso che noi
facciamo, anche questo della pranoterapia.
Queste serate sono un modo di esprimere noi stessi, prendetela anche
in questo senso, perché io non voglio dare schemi rigidi o modalità
standardizzate di fare terapia?
Proprio perché ognuno possa esprimere tutto quello che ha da
esprimere senza problemi, senza timore di essere giudicato, senza timore
di fare brutta figura o che una terapia non riesca o che qualcuno ci
possa rimanere male, qui cerchiamo di essere liberi di esprimere tutte
le nostre potenzialità almeno in quest’ambito in cui diventiamo
terapeuti, dopo di che, quando abbiamo imparato questo meccanismo, trasformiamolo
in altri aspetti della nostra vita.
Esistono dei momenti in cui in un ambiente come questo noi ci sentiamo
protetti, ci sentiamo liberi di esprimerci, ne esistono altri in cui
non ci sentiamo così liberi, e questo è dovuto a un nostro
modo di vedere le cose. Noi nasciamo liberi e siamo liberi, ma a volte
non ci sentiamo liberi perché ci preoccupa il giudizio degli
altri, allora barattiamo la nostra gioia, la nostra felicità
con questi tipi di pensieri, e non è sicuramente un baratto vantaggioso.
Impariamo qui dentro ad esprimere tutto noi stessi, poi piano piano
cerchiamo di trasportarlo in tutti gli aspetti della nostra vita.
Forse pensiamo di essere giudicati più di quanto in effetti lo
siamo, che qualcuno si aspetti da noi più di quanto in effetti
si aspetta e che dobbiamo aderire a delle immagini che qualcun altro
sta creando per noi. Questi sono tutti tipi di pensieri che poi generano
stress, generano insoddisfazione, ci fanno odiare, ad esempio, il lavoro
che facciamo o l’ambito familiare in cui viviamo e ci creano situazioni
di grossa sofferenza, allora, cominciamo a spostare qualche pedina in
modo tale che ci creiamo piano piano degli spazi di espressione vera
di quello che noi siamo perché abbiamo tutto il diritto di essere
così come siamo, questo nessuno ha il diritto di togliercelo!