Mercoledì
19 giugno 2002
L'autoterapia
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Stasera volevo
parlare dell'autoterapia, è anche argomento dei corsi, negli incontri che
facciamo di 1°, 2° e 3° livello cerco di dare delle tecniche, dei
principi base che riguardano l'autoterapia, però, a volte, non voglio dire
spesso, dobbiamo verificare che, comunque, la terapia che facciamo su noi stessi
non ha una grossa efficacia, questa almeno è la mia esperienza. Visto che
non mi piace insegnare tecniche che non risultano efficaci, cerchiamo di capire
qual è il meccanismo di queste cose.
Se, ad esempio, prendiamo una
distorsione e subito facciamo terapia, ho potuto sperimentare che questa risulta
molto efficace, se urto un gomito, un ginocchio e così via, la terapia
fatta immediatamente, anche una semplice pulizia, è veramente molto efficace.
Se andiamo su altri tipi di disturbi la faccenda si complica, ad esempio
per un mal di testa, un mal di stomaco o di denti, il risultato spesso non è
soddisfacente, se però ci affidiamo ad un altro pranoterapeuta vediamo
che la situazione spesso si risolve. Vediamo perché. Torniamo a quelli
che sono i meccanismi della malattia, noi diciamo che la malattia nasce da uno
squilibrio energetico che si manifesta sulla base di quelli che sono i nostri
atteggiamenti, i nostri pensieri, la nostra esperienza ed il nostro modo di elaborare
l'esperienza. Questo vuol dire che in una certa parte dei nostri corpi sottili
si crea qualcosa che disturba, che genera disagio, un qualcosa che si blocca.
Noi ci accorgiamo di questo quando, poi, diventa male fisico.
Sugli altri,
di solito, riusciamo ad accorgerci di qualcosa che si sta preparando, questo ci
capita spesso, e non solo a noi che pratichiamo da qualche anno, ma addirittura
anche durante l'incontro di primo livello, gli allievi si accorgono di qualcosa
che ancora non è avvertito sul corpo fisico, ma che esiste sui corpi sottili.
Quando cominciamo a lavorare sugli altri corpi sottili, andiamo a sentire
qualcosa che può stare sul corpo mentale o sull'emozionale, lo sentiamo
sugli altri, però, non riusciamo a sentirlo su noi stessi, se noi avessimo
la percezione di questa cosa sulla nostra aura, saremo in grado di prevenire eventuali
disturbi fisici che il blocco energetico potrebbe causarci a distanza di tempo.
Un accorgimento che può aiutarci è quello di far attenzione ai nostri
pensieri, cioè cominciare ad individuare, intanto, quali sono quei pensieri
che ci tolgono energia, i pensieri che non ci servono e che sicuramente tolgono
energia.
Un pensiero che non ci serve è un pensiero che non può
avere un'attuazione, per attuazione non intendo soltanto qualcosa di pratico,
di materiale, esistono dei pensieri che pur non avendo, per la loro caratteristica,
possibilità di attuazione materiale, sono comunque buoni per noi su altri
piani di coscienza. Ci sono pensieri che addirittura stanno lì a non produrre
niente e per esistere hanno bisogno di energia.
Il pensiero è qualcosa
di molto concreto, molto reale, che ha bisogno, comunque, di essere nutrito per
esistere e prende quell'energia che a noi serve invece per cose più importanti.
Allora, visto che è obiettivamente difficile andare ad individuare
un blocco che si è manifestato ad esempio sul mio terzo corpo sottile,
comincio ad osservare i miei pensieri, comincio anche a rendermi conto se una
data situazione ha modificato il mio stato d'animo.
Questo lo abbiamo sempre
avvertito prima ancora di cominciare a fare questi discorsi, prima ancora di conoscere
la pranoterapia, lo sappiamo che certe situazioni modificano il nostro stato d'animo
e questo è un modo di considerare le cose, tradotto in termini energetici,
certe situazioni vanno a creare uno squilibrio nel mio campo energetico, cioè
non è più soltanto un discorso di modifica del mio stato d'animo,
mi mettono di cattivo umore, ma creano un blocco nel mio campo energetico.
Indubbiamente le difficoltà esistono, le cose che non ci piace fare, e
comunque dobbiamo fare, esistono per tutti, però è inutile cominciare
a pensare tre giorni prima a quel qualcosa che devo fare ma non mi piace fare,
così facendo, questo pensiero per tre giorni mi succhia energia e quando
arriva il momento dell'azione sono distrutto.
Le situazioni noi le viviamo
soprattutto a livello energetico e ce le prepariamo a livello energetico. Quando
si deve affrontare una situazione che ci crea disagio, anziché pensarla,
visualizziamola, è diverso, ci mettiamo nella scena e ci poniamo da vincitori.
Se proprio non possiamo fare a meno di averla nella mente, almeno costruiamocela
come più ci fa comodo, a quel punto, se abbiamo fatto un buon lavoro, la
situazione reale sarà molto vicina a quella visualizzata, questo può
andar bene!
Se pensiamo a quante volte ci siamo preoccupati per qualcosa
che non è mai accaduto, se fosse accaduto sempre tutto quello per cui ci
siamo preoccupati, adesso saremmo tutti morti, almeno una volta nella vita abbiamo
pensato di avere una malattia che ci potesse far morire!
Preparando energeticamente
la situazione partiamo con qualche punto di vantaggio.
Anziché pensare,
pensare
, vediamoci là, può essere anche rilassante.
Questo è un modo per prevenire tanti mali.
In una famiglia in cui
non c'è armonia, c'è sicuramente qualcuno che si ammala in continuazione.
Vediamo un altro aspetto, sappiamo che comunque la malattia vuol mandarci un messaggio
ed allora, a volte, è più facile capire il messaggio che la malattia
sta dando al nostro paziente, piuttosto che quello che sta dando a noi. Parlando
ieri sera di questo con Silvia, lei mi diceva: "si può anche capire
il messaggio, ma certe volte si preferisce tenere la malattia, un mal di testa
ad esempio, se il cambiamento che ci si impone è troppo difficoltoso".
Ci sono quindi questi aspetti che contrastano con il riuscire a fare su di noi
una buona terapia.
Altra considerazione da fare è che quando si ha
un dolore fisico ci si rilassa difficilmente, allora cerchiamo, prima di tutto,
prima di ogni altro atteggiamento terapeutico, di fare qualcosa per rilassarci,
qualunque sia il nostro problema, del resto come primo passo, quello che chiediamo
al nostro paziente, quello che cerchiamo di fare sul nostro paziente è
proprio rilassarlo. Vi è capitato certamente, soprattutto con pazienti
che vengono per la prima volta, sui quali prima di un quarto d'ora, venti minuti,
è inutile iniziare il trattamento, poi, le volte successive, quando ormai
hanno preso fiducia, hanno capito quello che succede, dopo pochi secondi si rilassano,
anzi il fatto stesso che vengono da noi a fare terapia, già li fa rilassare,
perché vengono volentieri, stanno facendo qualcosa di buono per loro e
si sentono quindi a proprio agio. La stessa cosa dobbiamo fare con noi stessi,
prima di cominciare a trattarci, cerchiamo quel momento in cui siamo rilassati
e abbiamo ritrovato una certa serenità interiore, a questo punto possiamo
applicare qualsiasi tecnica, con le visualizzazioni, con la gestualità,
con i colori, con il respiro, con quello che volete, però, prima, come
facciamo con il nostro paziente, prepariamo il terreno.
Dobbiamo prima di
tutto individuare i nostri blocchi. Come facciamo? Rilassiamoci e cominciamo a
vedere l'energia che dall'alto scende dentro di noi, se stiamo concentrati su
questo, ad un certo punto, ci rendiamo conto se l'energia comincia a bloccarsi,
ad accumularsi. Allora facciamo scorrere lentamente l'energia, aiutiamoci anche
con il gesto, le nostre mani che scorrono dalla testa verso i piedi, così
facendo se c'è qualcosa che non va ce ne accorgiamo e lavoriamo per liberare
quel blocco.
Se c'è qualcosa che non gira come dovrebbe nella nostra
vita, prima o poi diventa male fisico. Cerchiamo allora di fare pace con tutti
i contrasti. Quando abbiamo la sensazione che qualcosa, come una nuvoletta grigia,
si è stabilito sui nostri corpi sottili, facciamoci una bella doccia di
luce.
Non trascuriamo i nostri contrasti, cerchiamo in tutti i modi di risolverli!