Home > La nostra scuola > Il mercoledì

Mercoledì 26 febbraio 2003

L'esperienza della vita in questa dimensione
DOWNLOAD

Oggi una persona alla quale sono andato a fare terapia mi chiedeva: che ne pensi di coloro che muoiono giovani, che senso hanno queste vite "spezzate", che senso ha tutto ciò?
Gli ho risposto semplicemente che noi siamo legati ad un concetto di tempo, e quindi consideriamo la vita in base al tempo, quindi se questo è troppo breve rispetto a quanto consideriamo la giusta misura, lo pensiamo come un fatto drammatico. E questo ci impedisce di comprendere il senso di una vita, il senso intimo degli eventi che accadono, il perché alcune cose avvengono in un certo modo. Nel considerare certi fatti - vediamo ad esempio la morte di bambini, di neonati, o dei giovani che in queste ore muoiono in guerra - ci rendiamo conto di quanto in effetti la nostra idea di vita sia legata essenzialmente all'idea del corpo fisico; ed è chiaro che questo è un grosso limite poi per la comprensione di tutto quello che in effetti è la grandiosità di una vita; una vita che esiste nel corpo fisico soltanto perché questo è il più adatto per fare esperienza in questa dimensione; e anche questo corpo fisico è uno strumento che nel corso dei secoli si è adattato sempre di più alla materia nella quale è stato chiamato ad agire. Quella che è in effetti la sostanza della vita noi non l'abbiamo nel corpo fisico, ma anche nelle emozioni, nei sentimenti e dei pensieri, e certamente oltre. Di questo ce ne si può rendere conto - e questa è anche una esperienza mia personale- quando ci si stacca dal corpo fisico e si fanno dei piccoli viaggi in astrale: una parte del nostro campo energetico, dei nostri corpi sottili, si separa e comincia a vedere il proprio corpo fisico dall'alto, e poi si dirige per altri spazi. In questa esperienza ci si rende conto di una cosa: che i sentimenti, il nostro modo di pensare, le nostre forme pensiero ce le portiamo dietro interamente; il corpo è li fermo, e lo vediamo, ma noi continuiamo a pensare, ad avere sensazioni e desideri , pensieri. Quindi abbiamo una vita molto intensa indipendentemente dal nostro corpo fisico. Questo, per quello che mi riguarda, è l'esperienza senz'altro più interessante che ho fatto in quelle poche volte che ho vissuto questo stacco dal corpo fisico, quello che viene definito il viaggio astrale: ciò che ci portiamo appresso da questa vita, per chi crede nella reincarnazione o in un'altra forma di vita che non è detto debba essere il ritornare in un corpo fisico, è tutto quello che abbiamo realizzato a livello della nostra evoluzione, dei nostri sentimenti, della nostra apertura mentale, del nostro modo di rapportarci con la nostra realtà, esterna ed interna; tutto questo non rimane nel corpo fisico, non muore con lui, bensì è localizzato in quelli che chiamiamo i corpi sottili. Poi, quanto più ciò che abbiamo realizzato ha una vibrazione sottile, quanto più è una realizzazione nel campo spirituale, tanto più grande è il nostro bagaglio che ci porteremo dietro. Tutto questo è ciò che non va perduto. Tutto il resto, quello che possediamo come beni naturali sappiamo benissimo che non possiamo portarcelo da nessuna parte perché il nostro corpo va sotto terra, o viene cremato, e quello che abbiamo posseduto va in eredità agli altri esseri umani, così come le case, i vestiti, le automobili, i soldi. Quello che invece possiamo portarci è tutto ciò che abbiamo acquisito, superato, imparato a livello dei nostri atteggiamenti spirituali, della nostra capacità di amare, e questo è il nostro bagaglio che ci potrà servire per ulteriori altre esperienze. Visto in questa ottica non detiene più significato un discorso del tipo: "sono troppo vecchio per cominciare a fare certe cose", "ormai non è più tempo di iniziare un certo tipo di lavoro", perché quello che noi iniziamo in questo corpo fisico lo proseguiremo sicuramente nei nostri corpi sottili, che poi potranno avere altri tipi di strumenti per agire, e questi saranno rappresentati da un altro corpo fisico, oppure potranno essere altri tipi di strumenti che non so dirvi io quali potranno essere, e che probabilmente neanche riusciamo ad immaginare; ma comunque fare esperienza in altre dimensioni con il bagaglio di acquisizioni che abbiamo fatte nostre in quest'esistenza, e non a livello di vibrazioni materiali, ma a livello di vibrazioni sottili. Così in quest'ottica il discorso del tempo diviene abbastanza poco significativo, e quello che è importante, in ciò che noi definiamo come tempo, che questo sia lungo o sia breve, è di aver fatto quell'esperienza che eravamo stati chiamati a fare. In solo un anno di vita un bambino può aver fatto un'esperienza che io potrei non fare in cinquanta o settanta anni. Di nuovo vorrei dire che il discorso del tempo è abbastanza poco significativo, se consideriamo che lo stare in un corpo fisico è un momento relativo del vivere in questa dimensione. Questo mio dire non pretende di spiegare tutto, ne di alleggerire la sofferenza, la pena di fronte a certi eventi drammatici, ma vuole essere un invito a credere in ciò che riteniamo anche di fronte ad avvenimenti che sul momento non comprendiamo, di fronte a certi eventi che ci sembrano innaturali, o ci sembrano di una drammaticità a volte veramente esagerata.