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Mercoledì 30 ottobre 2002

Umiltà
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Di solito inizio queste serate con una breve chiacchierata su argomenti che di solito non preparo, di solito mi arrivano secondo l'energia che sento intorno o per la voglia di parlare di qualcosa che spesso è anche un chiarire a me stesso. Di solito poi mi accorgo di proporre degli argomenti che rappresentano un mio problema e questo è anche un modo per riflettere, per guardarsi, per confrontarsi. Stasera, parlando con Silvia, mi veniva da riflettere su quella che io ritengo sia la dote fondamentale del terapeuta, ma non solo del terapeuta ed è l'umiltà. Se andiamo a guardare l'etimologia della parola "umile" deriva dal latino humilis = che sta in terra, da humus = terra, quindi ciò che è attaccato alla terra, ciò che è rivolto alla terra, ciò che poggia sulla terra, che si muove sulla terra, quindi ci riferiamo alla nostra terra, alla nostra madre terra che ci dà quel tipo di energia essenziale e necessaria perché noi possiamo volgere gli occhi al cielo. Spesso, in alcuni percorsi si cade in forme di esaltazione del tipo volere o ritenere di avere lo sguardo rivolto al cielo, sto facendo meditazione trascendentale, faccio un percorso spirituale poi ad un certo punto del percorso, se guardiamo bene dentro noi stessi, manca il vero fondamento di ogni percorso che è appunto l'umiltà. Se stiamo seduti su una sedia, nel momento in cui dobbiamo alzarci in piedi come facciamo? Spingiamo sul pavimento e ci alziamo. Cosa vuol dire? Che per alzarci doppiamo poggiare bene i piedi a terra e spingere a terra per andare in alto. Con i piedi sollevati da terra, certo non possiamo alzarci. Quello che possiamo osservare nel nostro corpo, nella materia densa, è la stessa cosa che avviene poi nella materia sottile. Se non abbiamo bene i piedi poggiati a terra e non abbiamo la coscienza di essere comunque nati dalla terra, di appartenere alla terra perché abbiamo bisogno di quel nutrimento che ci viene dalla terra, come energia, non avremo mai la possibilità di alzarci. È illusorio pensare di alzarci, di elevarci senza poggiare i piedi a terra. Cominciamo a considerare che tutto quello che ci viene dato è un dono, cominciamo ad escludere il discorso del merito, del premio. Me lo merito, non me lo merito, sono stato bravo, non sono stato bravo, purtroppo siamo abituati da bambini a viaggiare in questo modo, a casa, a scuola, in chiesa, sul lavoro. Tutto quello che abbiamo, lo abbiamo perché ci spetta e ci spetta perché noi possiamo percorrere il nostro percorso, e niente ci è dato di più e niente ci è dato di meno. L'umiltà sta nel riconoscere che non esiste merito, non esiste colpa. Il gatto che si avvicina e ci si struscia addosso quando stiamo male, fa una terapia, perché in effetti ci fa stare meglio, ma non si inorgoglisce di questo, non ha fatto altro che ciò che il suo istinto gli ha dettato. Noi che ci vantiamo di essere esseri razionali, facciamo una buona terapia e diciamo: "oh, come sono stato bravo". Non abbiamo fatto molto di più di quello che può fare un gatto, di quello che può fare un albero, di quello che può fare l'aria che respiriamo, l'acqua con la quale ci laviamo, la terra sulla quale poggiamo i piedi. Tutti questi elementi non si inorgogliscono perché ci stanno dando il necessario per vivere, per farci star bene. Nell'umiltà di riconoscere questo, c'è anche il nostro star bene, la nostra salute, la nostra armonia, è nel momento in cui noi ci inorgogliamo che cominciamo a creare dei blocchi, che il nostro ego diventa prepotente, allora nascono le invidie, nascono le gelosie, nasce la competizione e rientriamo nel meccanismo - devo essere bravo, gli altri devono riconoscere che sono bravo - e quindi la ricerca di gratificazione. Tutto questo ci porta lontano dalla nostra strada. La nostra strada è quella, alla fine, che ci consente di imparare, siamo qui per imparare e niente si impara se non c'è umiltà, niente si impara se non abbiamo il coraggio di dire: "non so, non ho capito". Non si fa brutta figura, è un meccanismo che ci è stato dato, che viene fuori attraverso l'umiltà. Se noi abbiamo questo, possiamo chiedere al nostro vicino, ma possiamo chiedere anche alla terra, possiamo chiedere anche a Dio, possiamo chiedere anche a un gatto, a un cane: "non ho capito, c'è qualcosa che mi sfugge, c'è qualcosa che non riesco ancora a comprendere", e non far finta di aver capito tutto, di essere ormai arrivati chissà dove, allora l'umiltà come elemento essenziale per capire come funziona, perché noi siamo qui per capire come funziona, non per cambiare le regole. Il nostro ego ci vorrebbe far cambiare le regole, il nostro sé superiore sa che se funziona così è bene che funzioni così e per questo ci vuole umiltà, ci vuole il contatto con la terra e diventare tutt'uno con la terra. La terra è saggezza, la terra sa, la terra che da un seme fa nascere un albero sa molte cose. E allora se non assorbiamo questa conoscenza della terra, non potremo avere l'appoggio per elevarci e guardare in alto, quindi ogni percorso diventa illusorio e finisce per agire su un piano emozionale, non su un piano spirituale. Quello che ci arriva come percezione è l'inganno mentale, impariamo a distinguere ciò che è generato dalla nostra mente e ciò che viene da una visione della trascendenza, anche questo lo facciamo con umiltà, saper riconoscere quando è la mente che ci sta ingannando, quando, in effetti, non stiamo andando da nessuna parte, e dobbiamo ancora fare i conti con l'inganno della mente. Quante volte, la mente, ci fa vedere una luce che lei ha creato per mettersi al posto di Dio: " vuoi questo? Io te lo faccio vedere, io te lo do". Stiamo attenti perché la mente di trappole ne crea tante, la mente ci fa aspirare alla libertà, la libertà è tale quando no c'è più l'aspirazione ad essa, la libertà non è essere liberi dai vincoli, essere liberi dalle preoccupazioni, essere liberi dai problemi o dal bisogno di soldi, questa non è libertà. Libertà è, comunque, nonostante tutto ciò, essere felici, non quella libertà dai vincoli, la libertà dai vincoli che la nostra stessa mente ci propone e finisce per proporci degli obiettivi di libertà fittizi ci fa vedere una luce che è ombra per quello che è la vera luce, ci fa vedere una libertà che è ombra per quello che è la vera libertà, e allora, se siamo abbastanza umili da dire " sto ancora nell'inganno della mente" allora si che la inganniamo la mente, altrimenti è lei che inganna noi e fa leva sul nostro ego.