La
croce, come simbolo, è in relazione col numero 4, che è il numero
tradizionale dell'universo terreno, degli elementi, del quadrato, delle stagioni,
dei fiumi del Paradiso, degli umori dell'uomo (sanguigno, flemmatico, collerico
e melanconico), delle virtù cardinali, degli evangelisti.
La croce
rappresenta la doppia congiunzione di punti diametralmente opposti, è il
simbolo dell'unità degli estremi (cielo e terra) in essa si congiungono
tempo e spazio, ancor prima di Cristo è il simbolo universale della mediazione.
E' il centro della nuova creazione l'"Albero della Vita", l'asse del
mondo, la scala per il cielo. Vediamo ora di Illustrare in maniera più
particolareggiata alcuni di questi significati e di ampliare il discorso aggiungendone
degli altri.
La
croce, raffigurata con due bracci rappresenta le direzioni dello spazio; alto,
basso, destra e sinistra; se aggiungiamo un terzo braccio passante per il punto
d'intersezione degli altri due e ad essi perpendicolare, avremo le altre due direzioni
dello spazio: avanti e dietro (sempre rispetto ai punto di intersezione). Avremo
quindi sei direzioni dello spazio.
Il centro di tale croce rappresenta l'origine,
quel punto che, anche geometricamente e senza dimensioni, ma dal susseguirsi del
quale, in ogni direzione, hanno origine delle rette di lunghezza infinita.
Dal punto di vista esoterico è così simbolicamente rappresentata
la creazione, come espansione da quel punto iniziale che è l'origine di
tutto quello che a noi è dato di conoscere è appunto l'espansione
in tutte le direzioni dello spazio, quello che chiamiamo realtà tangibile,
quello che cerchiamo di conoscere è il punto iniziale, l'origine di tutte
le cose.
Ora, quello che chiamiamo manifestazione visibile, era in origine
concentrata nel punto, percorrendo a ritroso il processo di espansione possiamo
arrivare al punto d'origine.
Questo processo di espansione e concentrazione
è paragonabile alla respirazione (inspirazione-espirazione) degli animali
delle piante, della terra, dell'universo.
Tutto vive sulla base di un'alternarsi
di espansione e concentrazione.
Consideriamo
ora come quello che noi chiamiamo espansione si presenti ai nostri occhi sotto
l'aspetto della dualità: bello-brutto, buono-cattivo, bene-male.
Se
consideriamo le braccia della croce singolarmente non potremo che constatare la
dualità: alto-basso etc.; se consideriamo la croce nel suo insieme, constatiamo
che alto-basso, destra-sinistra, avanti-dietro, non sono altro che elementi indispensabili
l'uno all'altro, non ci sarebbe la direzione verso l'alto se non ci fosse quella
verso il basso.
La dualità è, quindi, apparenza, l'unità
principale implica infatti che non ci siano opposizioni irriducibili.
Non
dualità, quindi, ma complementarità ad un certo livello di esistenza
la realtà può apparire in opposizione, opposizione che si dissolve
quando si passa ad un livello superiore.
Concepire l'opposizione sarebbe come
introdurre lo squilibrio nell'ordine principale, mentre tutti gli apparenti squilibri
non sono altro che elementi necessari all'equilibrio totale.
La stessa complementarità,
che è ancora dualità, ad un certo punto si dissolverà di
fronte all'unita.
Il centro della croce è il punto in cui si conciliano
e risolvono tutte le opposizioni, si risolvono i contrari che sono tali soltanto
perché considerati nella loro esteriorità.
Questo
punto centrale nell'esoterismo islamico è chiamato "stazione divina",
nella tradizione estremo orientale "invariabile mezzo" (chung yung)
ed è questo il vero significato dell'espressione "la verità
sta nel mezzo
Per i cristiani è il Cristo.
Presso
diverse tradizioni la croce viene paragonata "all'albero del mezzo",
a rappresentare l'asse del mondo.
E' la linea verticale a rappresentare quest'asse,
essa è rappresentata dal tronco dell'albero, mentre i rami raffigurano
l'asse orizzontale.
Secondo il simbolismo biblico è "l'albero
della Vita" ad essere nel centro del giardino dell'Eden, insieme all'albero
della Conoscenza del bene e del male.
Con la caduta, all'uomo viene impedito
l'accesso ai centro, cioè all'albero della Vita, l'uomo perde così
il senso dell'eternità. Ritornare al centro significa riacquistare il senso
dell'eternità.
Sul Golgota, la croce di Cristo (l'albero della Vita,
l'unità) è raffigurata fra le croci del ladrone buono e cattivo
(l'albero del bene e del male, la dualità).
Vorrei
terminare con l'accennare ad una forma di croce che è oggi, purtroppo,
collegata ad un periodo nefasto, ma che è uno dei simboli esoterici più
antichi e più pieni di significato: lo "SWASTICA"
Il nome
deriva dal sanscrito "SU ASTI" che è una formula di benedizione.
E' la formula di benedizione della quale parla la Genesi (il Ki toh ebraico:
letteralmente Dio vide che era cosa buona) nel racconto della creazione.
E'
uno dei simboli più diffusi dall'Oriente all'Occidente, all'America. E'
uno degli antichi emblemi del Cristo fino alla fine del Medioevo. Simbolicamente
è una croce inscritta in una circonferenza appena accennata dai prolungamenti
ad angolo retto dei bracci.
La
circonferenza rappresenta il mondo manifesto; il fatto che sia appena accennata
ci fa pensare allo SWASTIKA, non come simbolo del mondo, ma dell'azione del Principio
nei confronti di questo.
Bibliografia: