Quando
sistemo una nuova pianta nella mia casa forse mi comporto come molti si comportano:
la osservo bene, la giro da tutti i lati o le giro intorno scelgo il posto dove
credo possa star meglio, di solito un angolo o, almeno, non un punto di passaggio,
la posiziono, poi mi allontano un po' per avere una visuale più ampia,
la faccio ruotare un poco su se stessa, la osservo di nuovo, si, adesso va meglio!
L'ho posta in modo tale che il lato che appare più in vista è quello
che mi piace di più. Per far questo ho osservato bene tutta la pianta ed
ho deciso.
Un'operazione semplicissima, all'apparenza quasi banale, in realtà
ho fatto qualcosa di veramente importante.
Nei giorni seguenti, osservandola
appunto dal lato migliore, che è quello che ho messo bene in vista, la
pianta comincerà a piacermi sempre più. Quale sarà il risultato?
Che l'oggetto della mia attenzione sentendosi apprezzata ed amata, diventerà
ogni giorno più bella.
Tutto ciò perché l'ho osservata
con cura ed ho scelto di guardarne il lato che più mi piace.
Trasferiamo
ora questo tipo di comportamento in altri aspetti della nostra vita.
Quante
situazioni ci pesano, vorremmo fossero diverse, in casa, sul lavoro, negli affetti?
Proviamo ad utilizzare la "tecnica della pianta", osserviamo la situazione
da tutti i punti di vista, collochiamola in un determinato spazio della nostra
vita, cioè, non permettiamole di prendersi tutto lo spazio, cerchiamo il
lato migliore, e meno brutto da osservare. Allontaniamoci un po', per avere una
visione più ampia e diamo qualche aggiustatina.
Ora quando ci troviamo
ad osservare quella situazione, guardiamo il lato che abbiamo scelto e cominciamo
ad accettarlo, accoglierlo, amarlo.
Accadrà qualcosa di meraviglioso,
vedremo cambiare le cose intorno a noi, avendo fatto noi soltanto una cosa semplicissima:
osservare il lato migliore.
Quello che io ripeto sempre è:"provate
per credere", non fidatevi mai di quello che scrivo, potrei essere un giocherellone
o uno che , comunque, vuole riempire queste pagine con qualcosa di originale.
Posso soltanto dichiarare che tutto quello che scrivo è una mia esperienza
e vorrei, se possibile, che mi si rispondesse con l'esperienza.
Alle chiacchiere
si può rispondere a chiacchiere, all'esperienza è doveroso rispondere
con l'esperienza.
Certamente non quella di un giorno o di una settimana, ma
di un tempo considerevolmente lungo, perché si cominci a vedere qualcosa.
Se vogliamo quantificare posso porla in questi termini: quanto tempo avete passato
a considerare il vostro lavoro o la vostra situazione familiare o affettiva o
di salute dal lato peggiore, facendovi forse venire l'ulcera, la colite o la cefalea?
Concedetevi ora un terzo di quel tempo per stare su un altro punto di vista, poi
ne riparleremo.
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