Permettetemi
di prendere il discorso un po' alla lontana.
Noi ci rapportiamo con la realtà
esterna attraverso i cinque sensi, ed è attraverso essi che proviamo piacere,
con il gusto ed il tatto soprattutto. Il piacere del cibo, il piacere del contatto
fisico e sessuale. La vista, l'udito, l'olfatto, hanno in genere un ruolo
secondario in rapporto al piacere; naturalmente non sempre, si possono provare
sensazioni sublimi alla vista di un dipinto, di uno spettacolo naturale, nell'ascoltare
musica, nell'essere immersi nei profumi della natura, ma per quello che è il livello
di evoluzione dell'uomo i piaceri più ricercati sono quelli del cibo e del
sesso, legati, appunto, al gusto e al tatto. Nonostante l'enorme possibilità che
abbiamo di gustare, toccare, vedere, udire, odorare, ci manca sempre qualcosa.
A nulla vale procurare per i nostri sensi sempre nuove e abbondanti esperienze.
Quello che stiamo cercando i nostri sensi non possono darcelo. Essi non sono altro
che strumenti dei quali l'anima è stata fornita per fare esperienza in questa
dimensione. Sono strumenti, appunto, e come tali vanno utilizzati. Strumenti attraverso
i quali possiamo fare esperienze molto piacevoli, nulla di male in questo, è anche
per questo che ci sono stati donati, nulla di male, soprattutto, se, attraverso
l'esperienza, riusciamo a capire che quello che veramente cerchiamo, i cinque
sensi non possono darcelo.
I nostri sensi normalmente assorbono tutta la
nostra energia, quanto più riusciremo a farli tacere, tanta più energia andrà
ad alimentare altri centri, a risvegliare altri tipi di sensazioni, che ci metteranno
in contatto con i mondi superiori, fino a portarci a vivere in comunione totale
con il Divino.
Le grandi possibilità dell'anima non possono risvegliarsi con
un'esistenza rivolta troppo all'esterno. Quello che si fa quando si medita è sopire
le funzioni dei sensi per permettere all'anima di esprimersi. Si cerca, infatti,
per quanto possibile, un luogo tranquillo, si chiudono gli occhi, si sta in silenzio.
In questa condizione le energie non più richiamate dai nostri sensi, vanno a risvegliare
altre capacità.
Arriviamo così al significato del logo, le tre
scimmiette che chiudono vista, udito e parola per dare spazio all'uomo
interiore, per poter riuscire ad afferrare quel qualcosa che sempre ci sfugge,
quel qualcosa che manca per la nostra felicità, quel qualcosa che, quando ci sembra
di averlo afferrato, fa "SQUITCH" e ci sfugge di mano.
SQUITCH,
per noi, indica, appunto, quel qualcosa di ancora inafferrabile, ma che prima
o poi riusciremo a tenere saldamente in mano.
Fa "SQUITCH" e ci sfugge
di mano la saponetta che cerchiamo di afferrare con troppa forza, non riusciremo
nel nostro intento finché, alla eccessiva e irruente forza, non sostituiremo una
presa calma e amorevole.
Realizzare l'amore, la calma interiore, afferrare
quel qualcosa o quel molto che ancora ci sfugge, passo dopo passo, senza voltarsi
mai indietro, a volte in compagnia, a volte soli con noi stessi, a volte cadendo,
per scoprire che abbiamo in noi la forza per rialzarci, a volte fermandoci per
aspettare chi è caduto, ma trattenendoci dal risollevarlo - come fa il genitore
col bambino che ha inciampato - perché possa prendere coscienza della propria
forza.
E' questo l'obiettivo che ci proponiamo, forse potrà sembrare troppo
ambizioso o, addirittura utopico, ma ritengo sia l'unico per il quale valga la
pena impegnare la propria vita.
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