La curiosità
di vedere come degli "apprendisti stregoni" riuscivano ad abbindolare
la gente era troppo forte, ma nel mio subconscio c'era anche la consapevolezza
che avrei forse perso un occasione per capire di più il comportamento umano;
per questi motivi nel 1993 comincio l'avventura con la Pranoterapia attraverso
gli amici di quello che si sarebbe poi chiamato "Centro Luce".
Da
una parte lo scetticismo dall'altra la voglia di conoscere erano gli ingredienti
della mia confusione nel sentire testimonianze, esperienze e "tecniche"
per guarire con le mani.
Quale nesso con il pensiero scientifico occidentale
potevano avere le pratiche pranoterapeutiche?
Quali risposte potevano dare
alle cose che vedevo, la fisica, la chimica, la "cosiddetta scienza"
appresa durante i lunghi anni passati nelle aule d'ingegneria?
Qual è
il meccanismo che alla fine porta comunque al risultato?
Ancora oggi ritornano
frequenti queste domande anche alla luce di esperienze dirette che confermano
quanto sia inutile e certamente poco importante ricercare comunque una giustificazione
scientifica agli effetti che si ottengono con la pranoterapia.
Quale migliore
messaggio se non le proprie esperienze posso cercare di trasmettere a coloro che
magari come me desiderano saperne di più? Voglio riportarne due, per me
molto significative, sia perché furono tra le prime, sia perché
l'esito andò oltre le mie più ottimistiche previsioni.
Di solito
si comincia sempre con i parenti e con i più cari amici perché forse
ci si vergogna di meno.
- Erpes Zoster più conosciuto come
lo sfogo di S. Antonio in terza giornata dall'inizio della classica manifestazione
cutanea accompagnata da forti fitte localizzate nella parte interessata: una sola
seduta di applicazione delle tecniche di pranoterapia ed il giorno successivo
erano scomparsi sia i dolori sia, quasi totalmente, la manifestazione cutanea.
-
Forti emicranie continuative da circa trenta anni, lievi cenni di miglioramento
solo sotto l'effetto di forti farmaci lenitivi del dolore con inevitabili intossicazioni
ed, alcune volte, con effetti collaterali non banali: due settimane di incontri
di circa 30 minuti ciascuno in giorni alterni hanno avuto come risultato un mese
di pace senza dolori e senza il bisogno di ingerire farmaci.
Molte altre esperienze
a volte anche con insuccesso hanno contribuito a che non mi limitassi alla sola
analisi speculativa pseudoscientifica dei fatti ma ricercassi in altre motivazioni
l'effetto positivo che vedevo concretizzarsi sulle persone che poi inevitabilmente
diventavano amiche. L'analisi delle esperienze dirette ed alcune letture tra cui
il classico "Mani di Luce" della D.ssa Brennan piuttosto che "Frammenti
di un insegnamento sconosciuto" (testimonianze della vita trascorsa con Gourdgjieff
scritte dal suo allievo Ouspenskj matematico e filosofo russo dei primi del secolo)
alla fine suggeriscono forse una risposta all'unico elemento che accomuna tutte
le esperienze:
"Noi siamo esseri che vivono in un sistema che è
in continuo cambiamento ma allo stesso tempo in un equilibrio instabile universale
le cui leggi sono sotto i nostri occhi ma lo stato "dormiente" nel quale
operiamo ci impedisce di riconoscerne i messaggi".
Perché di
solito pensiamo agli altri vedendone l'insieme composto solo di un corpo e di
una mente?
Abbiamo mai provato a cercare di capire la parte più immateriale
del prossimo come i sentimenti e l'anima di qualunque forma essa crediamo sia
fatta?
Quanto può influire su di noi sentire vicino una persona che
sa ascoltare i nostri problemi e che riconosce anche il nostro linguaggio ermetico
quando vogliamo comunicare con i comportamenti o con i fatti e non con la parola?
Tutto questo è ciò che credo tangibilmente impara chi percorre la
strada della pranoterapia.
L'analisi critica che provo a fare ogni volta che
cerco di aiutare qualcuno dimostra che la mente ed i sentimenti, attraverso canali
diretti come le mani, influiscono in modo straordinario sul processo della malattia
stessa.
Non è solo la conferma che la volontà ci fa compiere
azioni ritenute impossibili, ma la certezza che l'amore per chi in quel momento
ti chiede aiuto e comprensione può scatenare un processo di autoguarigione
impressionante.
A questo punto ti accorgi che qualsiasi spiegazione scientifica,
non appaga più la tua curiosità e forse è addirittura inutile
ed insignificante; sei inevitabilmente portato a ricercare altre interpretazioni
che sono forse oggetto di materia più spirituale che scientifica.
Praticando
la terapia pranoterapica con la convinzione che forse puoi aiutare altri a superare
momenti difficili che non sempre si evidenziano con una malattia, ritrovi il valore
di te stesso; certo non in una gratificazione personale che è sempre in
agguato, soprattutto nei primi periodi perché ti fa sentire importante
(questo è, a mio avviso, oggi il peggior nemico del medico tradizionale),
ma nei sentimenti e nel rispetto degli altri. Per me è stato ritornare
a credere in DIO dopo tanti anni di "attesa" dedicata alla ricerca di
un appagamento più materiale che spirituale. Cito l'esperienza sentita
casualmente in televisione che dovrebbe farci riflettere, di un medico (di cui
non ricordo il nome) candidato al premio Nobel per la medicina:
"Ho provato su due gruppi di pazienti, affetti dalla stessa malattia
curati con la stessa terapia e posti in luoghi distanti tra loro, l'effetto della
preghiera. Solo uno dì quei gruppi era stato oggetto di preghiere, da parte
di alcuni fedeli, per un periodo di circa tre mesi. ll risultato: i pazienti "sotto"
l'influenza delle preghiere sono guariti in un tempo inferiore del 50% rispetto
al tempo occorso all'altro gruppo di pazienti"
Quasi quotidianamente
veniamo a conoscenza di guarigioni cosiddette "inspiegabili" se viste
sotto la sola ottica scientifica del pensiero occidentale dell'analisi dei fatti;
però il vero fatto è che spiegazioni o no accadono e mi auguro continueranno
ad accadere.
Ho accennato più volte ad un tentativo di ricercare una
razionale spiegazione "tecnica" del perché la pranoterapia agisce
con effetti a volta illuminanti su patologie che hanno una forte componente psicosomatica;
l'argomento rischia di essere noioso e poco interessante ci sarà l'occasione
per scambiare opinioni ed esperienze con te e con coloro che come te credono e
soprattutto agiscono attraverso il possesso di una grande virtù: l'umiltà.