Energia in Movimento
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I chakra filtrano i nostri pensieri

novembre30

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I chakra filtrano i nostri pensieri

Il discorso sulla coerenza è strano, per me esistono diverse forme di coerenza e diversi modi di interpretarla, se io oggi su un medesimo fatto mi esprimo in maniera opposta da come mi sono espresso ieri, apparentemente sono incoerente e probabilmente, per la maggior parte delle persone, sono incoerente.

Io sono uno che anni fa diceva che chi fa pranoterapia rischia di prendere il male dell'altro, io insegnavo questo, chi mi ascoltava ci credeva, oggi quando sento qualcuno che dice queste cose dico che non ha capito niente della pranoterapia, in effetti io 10 anni fa ero quello per cui ricordandomi questo cerco di non giudicare.

Proprio perché esiste un'evoluzione, esiste una crescita, esiste una crescita che cammina sulla base del "cambiare opinione", allora se io sono coerente, nel senso che esprimo il mio pensiero così come l'ho pensato, cioè la mia parola è aderente al mio pensiero, per me sono coerente.
Se ieri mi sono espresso in maniera diversa, ma la mia parola comunque era aderente al pensiero di ieri, io sono coerente.
A volte è più impegnativo essere coerenti in questo modo, cioè essere coerenti nel senso che, quello che esprimo a parole e quello che poi esprimo con i fatti, è la stessa cosa di quello che penso, questo è più impegnativo che essere coerente con un pensiero incoerente.

Il mio parlare è incoerente nel momento in cui contrasta con il mio pensiero, cioè penso una cosa e ne dico un'altra.
Il giorno dopo faccio la stessa cosa, penso una cosa e ne dico un'altra simile a quella che ho detto ieri e allora chi mi ascolta pensa che io sia coerente.
Questo per me significa essere coerenti con un pensiero incoerente, perché nel momento in cui il mio parlare, il mio agire è diverso dal mio pensiero sono incoerente.

Il mio pensiero dovrebbe esprimersi nella parola e negli atti in maniera coerente, perché questo passaggio a volte sembra così difficile?
Che cosa succede ad un pensiero in quella frazione di secondo che da pensiero diventa parola?
Poi la parola, potrebbe diventare un attimo dopo, azione.
Che distanza c'è tra il mio pensiero, la mia parola, la mia azione?
Se questa distanza non c'è io sono coerente.

In questo passaggio succede che il mio pensiero, anche se non me ne accorgo, anche se non l'ho mai considerato in questo modo, passa attraverso tutti i miei chakra.
Il mio pensiero fa il percorso attraverso me stesso e quando esce la parola, quando esce l'espressione del pensiero, questa è filtrata, modificata e alterata da quello che è il livello di alterazione dei miei chakra.

Se io ho una problematica relativa al potere, o al denaro, o al successo, il mio pensiero, quando passa attraverso il terzo chakra, subisce l'influenza di questa mia alterazione, e allora non è più così pulito e così chiaro come l'ho pensato perché si prende anche un po' delle mie paure, delle mie angosce, dei miei timori per il futuro, delle mie ansie, diventa qualche altra cosa.

Quando tutto è in ordine dentro me stesso, quando la comunicazione fra i miei centri energetici funziona, il mio pensiero e la mia parola non si contraddicono, e allora quello che dico è veramente quello che penso.

Questo non è un fatto che si realizza soltanto perché voglio che si realizzi, si realizza nel momento in cui il mio livello di evoluzione è tale per cui io ho raggiunto un equilibrio dentro di me, e avendo raggiunto un equilibrio non ho paura di esprimere il mio pensiero.

Il mio pensiero non viene inquinato dalla mia paura di perdere il denaro, o di perdere l'accettazione degli altri, o di perdere l'affetto, noi concepiamo un pensiero, poi cominciamo a pensare: "se dico questo, qualcuno si offende, forse il mio amico mi volta le spalle, o forse il mio datore di lavoro poi se la prende con me", a seconda della situazione che viviamo il nostro pensiero viene modificato da tutto questo, cioè dal fatto che io non sto in equilibrio, non sto nel giusto rapporto con il lavoro, con il denaro o con la sessualità, ecc., allora quello che penso viene manifestato in maniera mitigata, in maniera censurata, in maniera che non è aderente alla realtà del mio pensiero e ci sto male.
Anche se cerco di abituarmi a questo star male perché è un'abitudine abbastanza diffusa.

E' quello che abbiamo visto fare dagli altri, è quello che abbiamo visto fare in famiglia: penso una cosa ma ne esprimo un'altra, so quello che voglio ma non posso dirlo o lo dico in maniera mascherata, lo dico a pezzi, a brandelli e poi pretendo che l'altro mi capisca, pretendo che capisca le cose che non dico o le cose che dico al contrario, così diventiamo complicatissimi, ci si complica la vita e la complichiamo agli altri.
Però se il mio rapporto con me stesso è sereno, chiaro, limpido, e con me stesso intendo appunto tutte le parti di me, che vanno dal mio rapporto col corpo al mio rapporto con la spiritualità, io non ho difficoltà ad esprimere il mio pensiero e quando avviene questo sono coerente.
Quando non avviene lo sento che c'è qualcosa che non va, è inutile che mi vada a mascherare o a giustificare, perché la nostra mente è molto abile nel farci dire delle stupidaggini, e nel trovare delle giustificazioni alle stupidaggini che abbiamo detto.

Sembra che l'attività preponderante della nostra mente sia quella di cacciarci nei guai, di farci dire delle cose che non vorremmo dire e di giustificarci.
Quando io dico qualcosa e sento dentro di me l'incoerenza, c'è qualcosa che non va, qualcosa che continua a bloccare la mia energia, che continua a perpetuare quelle situazioni in cui non riesco ad essere me stesso, ma nel momento, al contrario, in cui questo avviene, provo una gioia che è difficile da descrivere, non è riferibile.

Quando si realizza è una cosa estremamente semplice, e allora perché non farlo?

Perché noi ci esprimiamo secondo quello che è il nostro livello di coscienza, noi riusciamo ad essere non più di quello che siamo, ed in ogni momento, stranamente, noi diciamo la nostra verità, la verità nel senso che in quel momento non mi posso esprimere diversamente da come mi sto esprimendo, in quel momento, non so fare altro che quello che sto facendo, poi quello che sto facendo, quello che dico, potrebbe non soddisfarmi, ma non direi neanche che è un errore.
Noi siamo abituati a dire: "ho fatto un errore, ho sbagliato, ho fatto tanti errori nella mia vita", in realtà io non penso di fare un errore se devo saltare un'asticella a due metri di altezza, neanche ci provo, non ho la capacità di farlo, oppure, quando correvo, andavo ad una certa velocità e percorrevo una certa distanza in tot minuti e non potevo farlo in dieci secondi di meno, in quel momento, allenandomi poi riuscivo a farlo, e così è nella vita, noi non possiamo fare quello per cui non siamo allenati, e non è un errore, è che non abbiamo la capacità di farlo, dopo diciamo – è un errore – adesso non lo rifarei, adesso perché mi sono allenato, perché sono cresciuto, perché c'è stata un'evoluzione in me.

Dire "adesso non lo rifarei" è anche riconoscere che c'è stata un'evoluzione, però il nostro pensiero dove va? All'errore.
Non va al momento in cui io dico – non lo rifarei – al momento in cui c'è stata una crescita in me, noi siamo così perversi che vediamo l'errore e non il livello di coscienza che ci ha fatto dire: "quello è un errore".

Questo vale per tutta la nostra vita, da quando nasciamo a quando lasceremo questo corpo, noi non possiamo fare altro che quello che il nostro livello di evoluzione ci permette.
Questo è un discorso che, quando lo capiamo nel profondo, azzera il senso di colpa.
Io torno sempre su questo discorso perché il senso di colpa è la radice della maggior parte dei nostri mali, potrei dire anche di tutti i nostri mali, il senso di colpa, il sentirsi colpevoli, a volte, di cose delle quali nessuno pensa di accusarci.
Noi siamo abili a darci colpe che nessuno ci darebbe.
Poi ci son le colpe che ci danno, ma a quelle ci aggiungiamo quelle che ci diamo da noi, c'è una parte di noi che ha bisogno di nutrirsi di questo, taniamola, scopriamola, mettiamola a nudo, diciamo: "Adesso ti ho scoperto, dove scappi??"

C'è una parte di noi che vuole certe cose, che vuole tenerci schiavi, che vuole farci dire "è un errore", che vuole farci sentire in colpa.
Questa parte di noi non la dobbiamo combattere, nel combattimento possiamo anche perdere, ma se c'è una parte di me che vuole delle cose e mi induce a fare delle cose che io non voglio, gli do sempre meno occasione, gli do sempre meno retta, la ascolto di meno, faccio crescere l'altra, noi riusciamo a far crescere quello che guardiamo.

Quando coltiviamo due piante simili, se io mi affeziono più ad una pianta che all'altra, cresceranno in maniera diversa, e così gli animali che abbiamo in casa, se io mi dedico più ad uno che ad un altro.
Faccio crescere ciò che guardo, se io guardo l'errore faccio crescere l'errore, se guardo l'evoluzione che mi ha portato a dire – quello è un errore – cresco ancora di più, cioè do nutrimento al mio percorso, al mio cammino, alla mia evoluzione.

Quella è storia della mia vita,va bene, sta li, non mi interessa, io guardo da un 'altra parte e in questo continuo ad essere coerente, nel senso che la mia vita è qui, è adesso, è a questo mio livello di coscienza, in questo mio momento di evoluzione, non è laddove io ho fatto l'errore, quello che io erroneamente chiamo errore, non è da altre parti che qui, e qui c'è la mia consapevolezza di essere in grado di fare ciò che sono in grado di fare, sembra un gioco di parole,e non è neanche una giustificazione, è pensare che i miei mezzi oggi sono questi, questo è quello che posso dare a me stesso e alle persone che mi stanno intorno, domani potrò dare di più, di meno o in maniera diversa.

Ma non è che quello che ho dato oggi o ho dato dieci anni fa è sbagliato o è un errore, in quel momento io ero quello e non potevo essere altro che quello, oggi sono questo.
Qui sta la nostra coerenza, nell'esprimere noi stessi nel momento in cui viviamo e nel guardare a quello che stiamo facendo e ai frutti che sta portando, non a quello che avrebbe potuto dare se … 
Questi sono discorsi che non dovrebbero più appartenerci, che gradualmente mi appartengono sempre meno e questo mi libera dalle angosce, mi libera dai sensi di colpa, mi libera da tutti quei lacci, quei pesi che alterano il normale svolgimento della nostra vita.

Accade tutto quello che è giusto che accada e accade più facilmente, più rapidamente se noi non blocchiamo questo processo.
Lo blocchiamo con le nostre ansie, paure, ripensamenti, il nostro pensare di non essere adeguati, di non essere capaci, tutte queste cose bloccano la nostra vita e non permettono alle energie cosmiche di agire positivamente nella nostra vita, perché siamo noi stessi che blocchiamo il flusso naturale dell'energia.
Pensavo che il fatto di insegnare, se questo può essere insegnare, mi fa imparare molto.

Tempo fa ho tenuto un corso per insegnare a fare il pane, che non mi andava neanche di fare, perché pensavo – non sono i corsi che faccio io, io faccio corsi di altre cose, non per fare il pane – però mi hanno invitato, me lo hanno chiesto e l'ho fatto comunque volentieri.
Da quando ho fatto il corso il mio pane è migliorato, faccio il pane meglio di prima!
Il fatto di dover insegnare agli altri è stato un grosso stimolo per me e il mio pane è migliorato … sta di là in cucina, lo potete anche assaggiare!

Voi come terapeuti, siete in quel momento gli insegnanti dei vostri pazienti, questo ormai, chi pratica da qualche tempo lo ha capito, e avete sperimentato come, nell'insegnare agli altri, insegnare nel senso di far capire certe cose, far capire come funziona l'energia, far capire come l'energia influisce nella nostra vita, come funzionano i nostri chakra, ecco, tutto questo, è un grosso insegnamento per voi come terapeuti.
Io sono sicuro che ogni terapia che fate imparate qualcosa.

Se siamo in questo atteggiamento, le nostre giornate sono un continuo apprendimento, tutti i giorni possiamo essere nell'atteggiamento di apprendere e questo per me è bellissimo.

Lo dico spesso, io preferisco imparare piuttosto che insegnare, però poi nell'insegnare trovo il mio insegnamento.

scritto da: admin

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