Energia in Movimento
Sviluppo e approfondimento di studi naturistici ed esoterici

Lasciamo che il vuoto si riempia

novembre7

Non sempre si ha voglia di stare bene all’improvviso, un po’ di malesseri bisogna lasciarli, se no lo sapete che succede? Succede che poi non ci si riconosce, ed è drammatico!
Come quando Mario diceva – lui è endocrinologo – quando si fanno le diete bisogna calare poco alla volta altrimenti il corpo non si riconosce, e non riconoscendosi tende a tornare come era prima.
Il corpo e la mente si devono abituare gradualmente ad un nuovo aspetto.

Quello che succede nel corpo succede anche nella nostra interiorità, certe volte dei cambiamenti grossi e improvvisi ci spaventano, anche se a volte è quello che speravamo accadesse però poi ci troviamo spiazzati!
Ci si trova con altri pensieri, ci si accorge che si stanno facendo dei discorsi diversi, anche l’approccio con le persone è diverso e questo succede quando si comincia a fare un percorso, qualunque esso sia, che possa riguardare la nostra interiorità, può essere lo yoga, può essere quello che facciamo noi o un qualsiasi tipo di percorso spirituale che comunque porti dei cambiamenti.

Quello che noi dobbiamo fare come terapeuti, ed è l’aspetto più impegnativo, è stare vicino ai nostri pazienti per aiutarli a sostenere il cambiamento, altrimenti la tentazione è quella di rifugiarsi nei vecchie pensieri, nei vecchi modi di fare e di essere.
Meglio avere torto in tanti che avere ragione da solo. Questo è un pensiero subdolo, si segue l’abitudine, è rassicurante una certa tradizione che ha portato i nostri genitori ad essere infelici e che quindi tende a creare altri infelici però è la tradizione di famiglia, il modo di pensare di papà, di mamma, di nonna, ecc. e si tende a ricalcare delle vie già percorse in maniera anche abbastanza assurda, perché a volte, è palese che quel modo di vivere e quegli atteggiamenti hanno portato i nostri genitori, zii, nonni, ecc. alla fine a lamentarsi della propria vita.
Quello è il modello e a volte è più comodo e rassicurante.

A volte il coraggio, quello che sta nel nostro terzo chakra, è quello di intraprendere per la prima volta nella storia della nostra famiglia un percorso nuovo. Questo è un grande coraggio che però ci dà una grande ricompensa.
Un percorso nuovo si può sintetizzare in poche parole, è cercare di essere chi veramente siamo, cosa che non hanno fatto mia madre, mio padre o mia nonna. Io voglio cercare di diventare quello che sono, dovrebbe essere la cosa più semplice, a volte diventa invece molto complicato, è una grande battaglia essere semplicemente quello che siamo.
Come facciamo ad essere liberi? Rendendoci conto che siamo liberi.
Noi non dobbiamo conquistare la libertà, la libertà esiste dentro di noi, dobbiamo saperla vedere, accettarla e accettare il modo di vivere che la libertà ci suggerisce.
Vivere nella libertà è impegnativo, ma questo non vuol dire non rispettare le regole, vuol dire, sganciarsi da tutto quello che ci è stato messo nella testa in tanti modi e percorrere delle vie nuove.

A volte, si ha una sensazione strana di vuoto, ad un certo punto, quando si cerca di uscire dai soliti pensieri, da quei pensieri che abbiamo ereditato, che in fin dei conti potrebbero anche essere andati bene per i nostri genitori o per i nostri nonni. Andavano bene per loro nella loro epoca, noi siamo diversi e questa nostra diversità deve palesarsi in qualche modo, a volte, dicevo, si ha una sensazione di vuoto, nel senso che ci chiediamo dove stiamo andando, quale sarà e dove mi porterà il prossimo passo, il vuoto spaventa.
La sensazione di vuoto significa tante cose, significa anche che io magari la sera mi metto qui davanti a voi, e, come succede sempre e come è successo poco fa, nella mia testa non c’è assolutamente niente.
Se mi chiedo di cosa parlerò stasera, io non lo so, e questo ve lo dico spesso, io non lo so e a questo punto neanche lo voglio sapere cinque minuti prima, e vi assicuro che stasera non avevo intenzione di fare questo discorso e non ricordo neanche da dove siamo partiti.
Considerate che il vuoto è il modo di vivere dell’universo, cioè, l’universo è fatto prevalentemente dal vuoto.
Questo non lo dicono gli esoterici, lo dicono i fisici, gli scienziati. Un atomo è fatto prevalentemente dal vuoto, esiste il nucleo, esistono gli elettroni e poi il vuoto e il vuoto è enormemente più grande del pieno.
Quindi considerate quanto il nostro corpo, che sembra pieno, in effetti sia vuoto, considerate l’apparenza e la realtà di quello che siamo, tutto quello che appare pieno in effetti è vuoto, ma il vuoto è essenziale perché ci sia vita.
Uno strumento musicale suona perché è vuoto, apparte quelli elettronici, parliamo di quelli acustici, la chitarra suona perché è vuota, e così il violino, il tamburo, il flauto. Quindi il vuoto è essenziale per produrre suono.

Il vuoto è essenziale per tutta la nostra vita e va capito.
Già mi sconvolgeva il fatto che sono fatto prevalentemente di acqua, ma quando ho cominciato a considerare il fatto che l’acqua è fatta prevalentemente di vuoto … è sconvolgente!!
Se noi abbiamo paura del vuoto, in effetti di cosa abbiamo paura?
Io comincio a comprendere una cosa, che quando ho questa sensazione di vuoto, e mi sento veramente vuoto in tutto il mio essere, quel vuoto produce qualcosa.
Quando io sono pieno di pensieri, di idee, di progetti, posso produrre si, ma non è così bello, così efficace e così fluido come quando sto nell’atteggiamento di far riempire il mio vuoto da ciò che arriva. Questo è il non ricalcare schemi, non aver paura di questa sensazione di vuoto, non andare a prendere un libro, ad esempio, per farmi venire un’idea.

Quando chiedo a Silvia, – “di cosa posso parlare stasera?”-, lei mi guarda e neanche mi risponde più, perché poi lo sa come vanno le cose, però questa esperienza mi ha fatto capire proprio questo, più io non so che cosa andrò a dire e più mi arrivano delle cose da dire, ed è un atteggiamento che io cerco di portare anche nelle mie terapie, io non so mai cosa farò con un paziente, anche se lo conosco, non programmo mai le mie terapie, quando il paziente entra nel mio studio, lo guardo … da terapeuta e poi le cose avvengono.
È quello che vorrei trasmettere anche a voi.
Il nostro approccio con il paziente è diverso da qualsiasi altra forma terapeutica, perché un medico sa cosa fare, ha un protocollo, ha degli studi fatti che gli suggeriscono che una certa patologia va trattata in un certo modo e ci sono farmaci per trattarla, ma credo, anche nello Shiatsu, per fare un esempio, c’è la scuola che ti dice che si trattano i vari casi in un certo modo e se tu sai che verrà il paziente con un certo tipo di problema, già nella tua testa, cominci a ripassarti la terapia, e così fa l’agopuntore, lui sa che per il mal di stomaco deve mettere gli aghi in un certo modo e si programma la terapia.
Per noi è diverso, potrebbe essere, da un certo punto di vista, meno rassicurante, perché ci piacerebbe sapere per tempo cosa fare o come trattare un nostro paziente.

Spesso mi viene chiesto come trattare un mal di schiena, o un mal di pancia … io rispondo sempre: “Non lo so”.
Adesso per fortuna avete smesso di farmi queste domande! Sembra assurdo che io vi dico di non saperlo, ho trattato queste patologie centinaia di volte ma non posso rispondere alla vostra domanda perché ogni volta l’ho trattate in maniera diversa.

In questo periodo sto trattando un paziente con un mal di schiena talmente strano che faccio cose che apparentemente non c’entrano niente con il mal di schiena e il paziente sta meglio, per questo dico sempre che quello che mi affascina del nostro modo di fare terapia è proprio questo: è una sensazione, un’ispirazione, un’espressione artistica.
È mettere la nostra creatività, il nostro cuore, il nostro amore in un gesto ed è quello che fa il musicista o il pittore, che nello strumento o sulla tela mette il suo amore, la sua creatività, la sua ispirazione e noi facciamo la stessa cosa con il nostro paziente.
L’artista ha delle tecniche, le conosce come le conoscono tutti quelli che praticano la pittura o la musica, ma poi c’è quello che crea l’opera d’arte e quello che suona bene uno strumento e basta.
Più noi ci liberiamo di schemi, più diventiamo artisti e ogni volta, ogni nostra terapia è una creazione.
È questa la nostra vera ricompensa, ogni nostra terapia è qualcosa che abbiamo generato, che abbiamo partorito insieme al nostro paziente, ed è questo il momento di crescita del terapeuta e del paziente, perché sta nascendo qualcosa di nuovo.

Questo discorso come tanti, io li registro, perché se qualcuno mi chiede domani, di che ho parlato stasera, io non lo so, non credo di essere rimbambito ma è perché in questi anni ho creduto in questo modo di proporre le cose, di essere vuoto e di dare spazio alle parole così come escono, ai pensieri come mi arrivano.
Mentre mi arriva una cosa, non conosco la frase che vi dirò dopo, abbiamo cominciato con un argomento e siamo finiti in un altro, ma probabilmente quando mi risentirò la registrazione sarà un discorso armonico. A volte lo risento per mettermi dalla parte vostra e cercare di capire cosa arriva da tutto questo, anche perché, quando lo risento, mi ricordo il 10% di quello che dico. Mi sono riletto delle cose di tre, quattro anni fa delle quali ignoravo l’esistenza!

Sapete che io scrivo poesie in romanesco, ne ho scritta una e messa sulla scrivania. Io butto giù la poesia poi l’aggiusto, aggiusto il verso, gli do le giuste rime, aggiusto gli endecasillabi. La leggo a Silvia poi la metto via e faccio altre cose. Più tardi torno da Silvia e le dico che mi sono perso il foglio con la poesia, perché avevo tra le mani un foglio con una poesia ma non era come quella che avevo scritto poco prima, mi sembrava di impazzire, non la riconoscevo, poi ho riconosciuto un paio di correzioni. Mi è servita mezza giornata per rientrare in quell’atteggiamento di pensiero e dire: “si, è questa la mia poesia”. È stato scioccante perché a volte le cose ti escono passando di sfuggita per la razionalità e arrivano chissà come sul foglio di carta.

Le nostre terapie hanno queste caratteristiche, quando riuscirete, parlo per chi ha cominciato da poco, a fare terapie in questo modo, veramente entrerete in una dimensione diversa che vi arricchirà tanto ed è molto bella, è come creare un’opera d’arte o scrivere una poesia, è fare una terapia che venga dal cuore, dalle parti più belle di noi, quella è vera terapia. Io questo non ve lo posso insegnare, io insegno le tecniche, cerco di trasmettere un po’ di esperienza il resto è un percorso personale.

scritto da: Carlo Renzi

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