Energia in Movimento
Sviluppo e approfondimento di studi naturistici ed esoterici

Lo sformato di patate e la consapevolezza dell’atto

ottobre23

Noi definiamo creazione, o realtà, o concreto, in contrapposizione con astratto, tutto ciò che riusciamo a percepire.
Ne consegue che, tanto più riusciamo ad ampliare la nostra capacità percettiva, tanto più la nostra realtà, il nostro concreto, la creazione, si arricchirà di elementi.
Logicamente, poi, finiamo per organizzare la nostra vita sulla base di ciò che noi definiamo, soggettivamente, realtà.
Se non ho, ad esempio, esperienza dell’esistenza delle patate non potrò mettere nel mio menù lo sformato di patate.

Quello che accade nel totale della mia esistenza, non è molto diverso da quello che può accadere sulla mia tavola.
Come la conoscenza di una gran varietà di alimenti, arricchisce il mio pasto, così la conoscenza di vari livelli di realtà arricchisce la mia vita. Parlo di un tipo di esperienza e di conoscenza che non passa attraverso i metodi di studio tradizionali, ma attraverso l’amplificazione dei nostri cinque sensi, che sono il tramite fra noi e l’esterno. Potremo, oltre a ciò, scoprire che esistono dei sensi che ci relazionano con ciò che c’è all’interno di noi, che ci permettono di ascoltare la voce interiore.
Lo spazio del concreto in questo modo si fa sempre più ampio e potremo organizzare la nostra vita su basi diverse.
Quando si parla di crescita interiore si intende proprio il crescere nella conoscenza, che non vuoi dire acquisire alte nozioni, sempre sullo stesso livello di conoscenza, ma salire ad un altro livello, lo strumento per salire è la consapevolezza. La maggior parete dei nostri atti sono quasi del tutto privi di consapevolezza.
Consapevolezza significa essere con tutto noi stessi nell’atto che stiamo compiendo, con l’atteggiamento che niente è più importante di ciò che stiamo facendo in quel momento, sia anche, ad esempio, mangiare una mela.
L’automaticità di certi atti ci defrauda di tutta la loro bellezza. Mangiare, veramente, una mela, cioè farla diventare parte di noi, significa osservarne ed amarne il colore, le varie sfumature, la consistenza, l’energia che emana, il profumo, il gusto, sentirci in comunione.
In questo modo anche una mela può diventare il ponte fra noi e la creazione, fra noi e il creatore.
Io che scrivo, forse, predico bene, ma, sicuramente, razzolo male, per me il rapporto con la mela dura si e no due minuti, durante i quali sto con la mente da tutt’altra parte.
Non voglio cambiare le abitudini di nessuno, voglio soltanto proporre delle osservazioni sulle quali riflettere insieme, per i veri cambiamenti ci vuole tempo ed avvengono di pari passo con la nostra crescita interiore.
Se cambio dentro, cambierà il mio modo di parlare, vestirmi, mangiare, ecc.
La scarsa consapevolezza fa si che la maggior parte dei doni che il creato ci offre, passino inosservati, ci fa ritenere che la realtà sia molto più limitata di quello che in effetti è, di conseguenza la vita sarà più piatta e noiosa di quello che potrebbe essere, come vedere sempre lo stesso film o mangiare sempre la stessa minestra, all’inizio potrà essere piacevole ed interessante, col tempo tutto diventa noioso ed a volte insopportabile. Questo avviene sul lavoro, in famiglia, con gli amici, addirittura nei momenti di svago.
La persona realizzata, evoluta, intendendo con questi termini colui che ha raggiunto un vero appagamento interiore, non necessariamente farà cose diverse da quelle che fanno la maggior parte degli esseri umani, lavorerà, mangerà, passeggerà, leggerà, avrà i suoi svaghi, ma lo farà in maniera diversa, vivendo ogni attimo della propria esistenza in piena consapevolezza ed in tutta la sua sacralità.

scritto da: Carlo Renzi

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