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Natale, il significato esoterico di una favola.

dicembre24

natale


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Natale, Il significato esoterico di una favola

 

Questo ultimo incontro dell'anno è dedicato ad una chiacchierata sul Natale.
Non mi ritengo un esperto ma un appassionato di certe cose, della ricerca dei simboli, dei significati nascosti,  che, se si ha voglia e interesse a cercarli, si trovano.
Parlo dei significati che non appaiono poi così immediati nei racconti biblici, nei racconti evangelici.

Quello che vorrei dare a voi stasera è qualcosa di cui di solito non si parla, perché è inutile parlare delle cose che già sappiamo che, comunque, periodicamente, a Natale si dicono.

Quando parliamo del Natale, della nascita di Gesù, ci sono gli attori principali, gli attori secondari, le comparse.
È chiaro che gli attori principali siano Maria, Giuseppe e Gesù.  Di questi, da 2000 anni si è parlato tantissimo.
Si è parlato molto di Maria, ancora di più di Gesù, molto meno di Giuseppe, che appare per qualche momento, poi scompare.
 


Quando io ero bambino mi incuriosiva che Giuseppe fosse definito padre putativo.
Appare sempre come una figura abbastanza secondaria.

Vediamo chi sono questi personaggi,  chi sono Maria e Giuseppe e che significato dare a qualcosa sulla quale gira molto del credo cattolico e del credo cristiano: la verginità della Madonna.
Che cosa significa tutto questo discorso sulla verginità, per i cattolici e anche per altre confessioni cristiane. Tutte le confessioni cristiane, accettano come un dogma di fede, la verginità di Maria.
In effetti della verginità di Maria parla solo l'evangelista Matteo, o chi per lui, il discorso sulla paternità dei vangeli, è un discorso ampio.
Matteo non parla direttamente della verginità di Maria, riferisce un brano di Isaia in cui si legge che la Vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emanuele.
Questo è quello che viene riportato da Matteo soltanto che la parola semitica usata da Isaia è "almah", che significa " giovane donna in età da matrimonio", non è "bethulah" che significa "vergine".
Sembrerebbe che Matteo abbia preso questa frase di Isaia non dallo scritto in lingua semitica, ma dalla traduzione greca, la traduzione greca porta "parthénos" che in lingua greca significa "vergine".
Però "parthénos" non corrisponde ad "alma " semitico e questo già è qualcosa che comincia a confonderci le idee.
Questo nella traduzione latina viene riportato come "virgo", ma a sua volta "virgo"  non significa vergine, ma nubile, i latini quando volevano indicare una vergine dicevano "virgo intacta".
Però dal latino "virgo" è stato tradotto "vergine".
C'è questa difficoltà di comprendere come realmente sia nato tutto questo discorso della verginità della Madonna.

Facciamo ora riferimento a quelli che erano gli usi del popolo ebraico per quando riguardava la Stirpe Davidica.
Noi sappiamo, dai racconti, che Gesù era di Stirpe Davidica, cioè figlio di Davide.
Da parte di padre, da parte di Giuseppe, Gesù discendeva dal Re Davide.
Se Giuseppe non era il padre carnale, la discendenza di sangue apparirebbe un po' strana.
Anche se Giuseppe riconobbe comunque il figlio come proprio, pur non essendo il padre carnale, per gli ebrei, quello che contava era la discendenza carnale e non tanto che qualcuno dicesse, lo riconosco come mio figlio.
Questa discendenza Davidica appare strana se escludiamo la partecipazione di Giuseppe alla nascita di Gesù.
Vediamo quali erano le usanze per quanto riguarda la stirpe Davidica perché non per tutto il popolo ebreo il matrimonio avveniva nello stesso modo.
Le profezie dicevano che il Messia sarebbe nato dalla discendenza di Davide.
C'erano delle regole, perché il Messia, comunque, secondo i loro calcoli, doveva nascere nel mese di settembre.
Allora l'uomo della stirpe Davidica e la promessa sposa facevano il fidanzamento ufficiale a giugno, dopo tre mesi celebravano il matrimonio, però da settembre a dicembre erano proibiti i rapporti sessuali, che erano consentiti nella prima metà di dicembre in modo tale che il figlio nascesse a settembre.
Dopo tre mesi dal concepimento, cioè quando la discendenza era certa – non avevano i mezzi che abbiamo adesso per verificare una gravidanza, quindi aspettavano tre mesi per essere veramente certi – veniva celebrato il secondo matrimonio cioè quello definitivo, e dopo il secondo matrimonio nasceva il probabile Messia, che appunto, veniva atteso dalla discendenza di Davide.

Ora sembrerebbe, perché siamo sempre nel campo delle ipotesi, che Maria e Giuseppe, anziché rispettare le regole, si siano uniti appena dopo il fidanzamento, cioè in quello che veniva detto il periodo verginale, perché la donna sarebbe dovuta restare vergine.
Quindi nel periodo verginale sarebbe avvenuto l'atto che avrebbe sballato i tempi.
Presumibilmente Gesù sarebbe nato a marzo.

Vi ho detto questo, per fare riferimento anche a quelli che erano gli usi del popolo ebreo e a quello che ricerche storiche avrebbero appurato, è chiaro, siamo sempre nel campo delle ipotesi, per me sono altrettanto valide quanto altre ipotesi che si fanno sulla nascita di Gesù, della quale comunque, nessun evangelista ci comunica il periodo, l'anno, non lo sappiamo, sembra che non sia nato nell'anno 0 ma c'è chi dice nel 7 a.C.
Sembra un gioco di parole, sembra un assurdo, ma da ricerche storiche sembrerebbe che di quel famoso censimento che aveva fatto spostare Maria, Giuseppe e il nascituro a Gerusalemme non c'è traccia storica, per cui datiamo l'inizio di questa era dalla nascita di qualcuno che non si sa quando è nato.

Però questo ai fini del messaggio evangelico interessa poco, ai fini del significato dei racconti interessa poco, è soltanto un accenno a quelle che sono le ricerche storiche intorno alla figura di Gesù, che sono abbastanza complesse e complicate perché comunque noi, le informazioni che abbiamo, le abbiamo dagli evangelisti e, permettetemi una considerazione, gli evangelisti, essendo comunque i suoi discepoli, avendo amato il Maestro, sono di parte, cioè hanno scritto il meglio di quello che potevano scrivere.
Certo, se fosse vero quello che ho detto nella premessa non avrebbero mai scritto che Gesù sarebbe stato concepito in un periodo in cui Maria e Giuseppe non avrebbero dovuto avere rapporti sessuali, è ovvio che avrebbero comunque cercato di elaborare le cose in maniera accettabile.

Poi consideriamo sempre il contesto storico, anche tutto quello che venne raccontato come vita di Gesù, i miracoli e tutto quello che sappiamo, chi ha scritto, considerava che comunque quegli scritti li leggevano non soltanto i fedeli ma li leggevano anche i romani, allora lì c'era tutta l'intenzione di non far apparire questa immagine di Gesù come un rivoluzionario, o dargli quell'aspetto, che invece sembra, storicamente, ci sia stato all'inizio, qualcuno che voleva comunque mettere in atto un'azione politica nei confronti dei romani, tutto questo scompare nei Vangeli perché loro scrivevano pur sapendo che comunque anche i romani avrebbero letto con interesse certe cose, per capire chi fossero veramente i cristiani.

Tante cose sono messe proprio in forma simbolica perché sono come un messaggio cifrato, soltanto che poi quando noi lo andiamo a leggere dimentichiamo il contesto in cui sono stati scritti e il linguaggio cifrato che c'è dietro.
Ci sono stati, nel corso dei secoli parecchi studiosi che hanno cercato di ricostruire tutto questo, io, da appassionato mi leggo tutto quello che trovo sull'argomento e cerco di trarre le mie conclusioni.

Per quanto riguarda Giuseppe, abbiamo sempre saputo che Giuseppe faceva il falegname, ma non si sa perché sia nata questa convinzione, perché la parola semitica che indicava il lavoro di Giuseppe era "naggar" che non vuol dire falegname, vuol dire una persona colta, un insegnante, un maestro, un erudito, una persona che sa fare bene quello che fa, che non c'entra niente con l'artigiano e con il falegname, però è piaciuto alla gente, al popolo, a chi ha proposto il messaggio  presentarcelo come un umile falegname.

In effetti nella famiglia di Gesù non c'era niente di tutto questo, Giuseppe era di stirpe Davidica, Maria era una consacrata al tempio e molto vicina agli Esseni, cioè stiamo parlando di persone colte, di persone anche benestanti.

E così quando Gesù scelse i suoi dodici, non andò a cercare i poveri , gli umili, i diseredati, lui si era circondato di persone che nell'ambito del popolo ebraico, avevano la loro influenza.
Giuda era il capo degli scribi e poi c'erano medici, c'era gente di legge.
Lo stesso Pietro pescatore, ma lui era simbolicamente pescatore, cioè collaborava con gli Esseni nelle celebrazioni dei battesimi, come li aveva istituiti Giovanni battista, faceva un lavoro di mediazione fra il popolo ebreo e i Gentili che non facevano parte del popolo ebreo. Aveva anche una funzione sociale abbastanza importante e interessante.
Non stiamo parlando di persone che non fossero colte o fossero dei poveri.

Tornando alla verginità di Maria, comunque ufficialmente la Chiesa, nel II Concilio di Costantinopoli nel 553, stabilì il dogma della verginità di Maria.
Questo discorso della verginità all'origine, nelle prime comunità cristiane non è che fosse molto sentito, ne molto interessante per i più e solo nel 553 se ne cominciò a parlare ufficialmente, non  che non se ne parlasse prima, però in quella data fu stabilito questo.
Addirittura l'Immacolata Concezione risale a Pio IX, cioè parliamo del 1854 in cui Maria, con una Bolla papale è stata dichiarata l'Immacolata Concezione.

Una cosa da notare è che il profeta Isaia disse – Il figlio sarà chiamato Emanuele – cioè Dio è con noi, in effetti Giuseppe e Maria chiamarono il figlio Gesù, poi detto Emanuele, fu detto anche il Nazareno, ma loro lo chiamarono Gesù, quindi questa aderenza alla profezia inizialmente neanche c'era tanto.

Andiamo a vedere la nascita di Gesù, l'immagine che ci è stata proposta era sempre di una famiglia abbastanza povera e una locanda dove per loro non c'era posto.
Nei racconti, in origine, nessuno parla della locanda. Il termine che viene usato è  "kataluma" che significa sala da pranzo, locanda si diceva in tutt'altro modo: "pandocheion".
La storia racconta che Giuseppe e Maria vanno a Gerusalemme, probabilmente Giuseppe a Gerusalemme aveva dei parenti e questa "sala da pranzo" o comunque quella che viene definita da Matteo "sala da pranzo" era una sala un po' distaccata dall'abitazione, dove venivano ospitati i parenti, gli ospiti.
Probabilmente, essendo un periodo in cui si stava muovendo parecchia gente, per loro non c'era posto, ma non c'è nessun riferimento alla locanda, che invece a noi è stato tramandato come se fosse una famiglia di poveri che veniva cacciata dalla locanda, assolutamente non è così.

Quello che noi sappiamo della nascita di Gesù non ci viene dai vangeli canonici, cioè, quelli che stanno nella Sacra Scrittura approvati nel 1546. Fino a quella data, le scritture che venivano lette dai seguaci e dai fedeli, quelli che leggevano, la parte colta, erano anche i vangeli apocrifi, erano una serie di vangeli e di scritti che non sono soltanto questi quattro che conosciamo, nel 1546 fu stabilito che quelli, sicuramente certi erano questi quattro.

Per ciò che riguarda la nascita, molte cose vengono proprio dal Vangelo apocrifo di Matteo: "L'Angelo ordinò a Maria di scendere dall'asino e di entrare nella grotta sotterranea nella quale non era mai entrata la  luce, ma appena Maria vi entrò, tutta la grotta cominciò a farsi piena di splendore e a rifulgere di luce come se vi fosse il sole".
Poi più avanti, sempre nell'apocrifo di Matteo: "Nella grotta splendeva, dal vespro al mattino, una stella di eccezionale grandezza, tale che mai se ne era vista di simile dalle origini dell'uomo".
E poi ancora: "Nel terzo giorno dalla nascita del Signore, Maria uscì dalla grotta e entrando in una stalla, depose il bambino nella greppia e il bue e l'asino l'adoravano".

Queste immagini del presepio, e quelle che poi probabilmente riprese S. Francesco quando fece il primo presepio, sono tratte dai vangeli apocrifi, sui vangeli canonici non c'è traccia di tutto questo, se voi andate a cercare il bue, l'asinello, la stella, non ci stanno.
Quindi l'unico documento che abbiamo è questo apocrifo di Matteo.

Ora vediamo il discorso dei simboli.

Perché la grotta dove non è mai entrata luce? Cominciamo a fare dei parallelismi interessanti, qual'è la grotta nella quale non è mai entrata luce? Che riferimento c'è per noi oggi?
Questi racconti, per così dire, esoterici, hanno diversi livelli di lettura.
C'è quello che legge la storiella, la favola del Natale, con Gesù Bambino, è tutto bellissimo, una bella favola e comunque ha piacere a leggere certe cose, poi c'è chi comincia a comprendere i simboli e il significato dei vari simboli, e chi poi dai simboli comincia a trarre un insegnamento personale.
Dicevamo quindi, perché la grotta? Qual'è la nostra grotta? Qual'è la parte buia di noi? E' li che vuole nascere qualcosa. E perché nasce in questo periodo?
Noi non sappiamo quando è nato Gesù, ma lo facciamo nascere il 25 dicembre, ma il 25 dicembre è nato anche il Dio Horus, è nato Mitra in Persia , sono nati Tammuz e Shamas in Babilonia, Dioniso in Grecia, Bacab nello Yucatan e Wiracocha nella popolazione Inca.
Nascono tutti in quella data perché sono collegati al sole, al solstizio e alla rinascita del sole.
Il sole è qualcosa che splende, che da vita, che illumina.
Il Dio che viene sulla terra per portarci il messaggio è questo, è un sole.
Il 22 di dicembre, dopo il solstizio, il sole ricomincia a muoversi come se risorgesse e le giornate cominciano ad allungarsi di nuovo, e in questo periodo veniva collocata la nascita di queste divinità.

E' chiaramente simbolico, quando qualcuno vuol parlare di un Dio lo fa nascere il 25 dicembre, gli attribuisce 12 apostoli, lo fa nascere da una Vergine, perché tutti questi personaggi hanno avuto una storia simile, fanno dei miracoli, muoiono e risorgono.

Non è soltanto Gesù che è risorto, nei racconti della mitologia sono tantissime divinità che nascono perché un qualcosa di divino si unisce all'umano, la scintilla del divino si unisce ad una donna e nasce la divinità che porta luce, che porta, appunto, il sole, all'umanità.
Allora dov'è questa grotta, questo buio dentro di noi? Perché è lì che vuole nascere questo sole e questo è il periodo buono, indipendentemente da ogni fede, indipendentemente dal Cristianesimo, dal Cattolicesimo, questo è un periodo ottimale per far luce dentro di noi, per far nascere qualcosa.

E' un momento di nascita, e non soltanto riferito a Gesù.

Perché Gesù viene portato dopo tre giorni dalla nascita, nella mangiatoia?
Anche qui c'è un simbolismo molto forte. Tradizionalmente nessun ebreo, ricordiamo sempre che stiamo parlando di una famiglia ebrea, avrebbe portato il proprio figlio nella mangiatoia, perché era un luogo impuro.
La mangiatoia sta a simboleggiare il Dio che si fa cibo per l'umanità.
Il bue e l'asino sono due tipi di energia diversa
, il bue rappresenta l'energia sessuale, mentre l'asino rappresenta la testardaggine, l'impuntatura, pensiamo alle caratteristiche dei due animali.
La divinità prende le caratteristiche di questi due animali e le domina e le utilizza.
Poi tutto l'Universo si muove, quindi vengono gli angeli, i pastori.
I pastori rappresentano la parte istintiva semplice, che si emoziona all'evento e va a rendere omaggio, però, se ci fate caso, nei racconti, i pastori non entrano nella grotta.
Voi non vedete mai in un presepio, un pastore nella grotta, se non per sbaglio.
Questo significa che c'è la parte istintiva che ci porta a cospetto della divinità, però poi ci deve essere la crescita interiore, ci deve essere la  comprensione di quello che sta avvenendo interiormente e questo deve diventare vita.

I Re Magi, che sono più eruditi dei pastori, entrano nella grotta, allora ai pastori serve la conoscenza dei Magi, devono anche loro diventare dei magi, dei sapienti per entrare nella grotta ed avere il contatto con la divinità.
I Magi sono guidati dalla stella, ma la stella simboleggia anche il terzo occhio, quindi sono guidati dal loro occhio spirituale che li porta laddove avevano capito che stava succedendo qualcosa di grande.
 Da come si muovevano gli astri, dalla comprensione che loro avevano dell'Universo capiscono che sta avvenendo qualcosa di grande, aiutati dalla illuminazione che dava loro l'apertura del terzo occhio, arrivano da Gesù.

La stella di Natale è a cinque punte, le vedrete a sei, a otto, a nove, di tutti i tipi, però quella tipica del Natale è a cinque punte per un motivo, quattro punte della stella rappresentano i quattro elementi classici, il quinto, rivolto verso l'alto, è la consapevolezza dell'uomo che si rivolge dalla terra al cielo, quando è rivolto verso il basso, come purtroppo a volte capita di vedere, anche in alcune chiese, la consapevolezza viene rivolta verso se stessi e verso il basso.

I Re Magi, all'andata incontrano Erode che li invita, di ritorno, a passare da lui e a raccontargli del Bambino.
Sappiamo, dal racconto, che i Magi al ritorno cambiano strada e anche questo ha un significato.
Il motivo non è che avevano cambiato strada perché non volevano dire ad Erode quello che avevano visto, questa è la lettura superficiale del racconto, la lettura più profonda ci dice che quando hai incontrato tale potenza, quando hai preso contatto con tale energia Divina, non puoi più ripercorrere le stesse strade, vai per altre strade.

Vedete quanti significati e simboli ci sono dentro questo racconto che tutti conosciamo.
Facciamo il presepio, facciamo l'albero di natale, anche l'albero di natale, con le sue luci, simboleggia l'illuminazione dei chakra.
E Babbo Natale? E' un maestro di esoterismo,è uno che guida le renne, le renne sono gli istinti, l'impetuosità, e lui le guida, cioè domina gli istinti, la nostra parte istintiva.
Anche questi simboli che sembrano più legati al commercio, in origine hanno un significato profondo, importante.

A volte durante il Natale, anziché stare nella gioia ci facciamo prendere dalle angosce : "Oddio, le feste! I dolci! I regali!" Questo perché, come tutte le cose, dipende a che livello si vivono.

Esiste un Natale vissuto al livello del primo chakra, il primo chakra che fa? Mangia. Il primo chakra è il cibo. E allora il livello di viversi il Natale è il primo chakra, tranquillo, mi faccio una bella abbuffata di cibo e ho fatto il Natale.
Poi c'è il livello di viverlo al secondo chakra, che non è soltanto la sessualità, noi ne parliamo molto diffusamente come sessualità perché è un aspetto molto importante, ma è anche la comprensione del diverso da noi, è anche quello che ci fa avvicinare alle altre razze, al povero, a quello che ha una cultura diversa dalla nostra, e quella è l'energia del secondo chakra.
Poi c'è chi lo vive anche al livello del terzo chakra che sono le emozioni,le emozioni di incontrare gli amici, di incontrare persone care, di rivedersi, questo è anche un modo di viversi il Natale e siamo già ad un livello un po' più elevato della mangiata.
Poi c'è chi riesce a viverselo al livello di amore, del quarto chakra, e allora il Natale comincia a diventare una vera nascita, nasce qualcosa di nuovo dentro di me.
Va bene che mangio qualcosa in più e che mi piace, va bene che lo mangio con gli amici, va bene tutto però poi ci devo mettere amore in tutto questo.
Poi quando supero anche questa fase dell'amore, riesco a comprendere il mio ruolo in questo momento della mia vita, attraverso il Natale, attraverso questo seme che nasce.
Poi arrivo più su, al sesto chakra e comincio ad agganciarmi ed avviarmi verso la trascendenza.
I vari livelli di illuminazione mi portano  a contattare, nel settimo chakra, la trascendenza e allora lì vivo il Natale.

Questo accade indipendentemente  dall'appartenenza ad una religione.
Voi sapete che io mi sono tirato fuori da tutte le religioni, ne ho conosciuta più di una e mi sono tirato fuori da tutte.
Faccio questi discorsi perché mi appassionano i simboli, mi appassionano i significati che sono nei racconti, mi appassionano anche i significati che sono dentro le favole.
E' questo che mi interessa e qualsiasi libro che mi capita sull'argomento, lo leggo. In tutti questi anni in cui ho letto di queste cose, di informazioni ne ho acquisite, però ho detto, sono un appassionato, non uno studioso.
Tutto questo l'ho potuto fare in virtù del fatto di essermi sganciato da ogni credo religioso, e di avere riacquistato la mia libertà di interpretazione di certi racconti.

Il discorso che ho fatto questa sera va, per molti, abbastanza fuori dai canoni usuali, questo lo posso fare in virtù del fatto che essendomi chiamato fuori da tutti i percorsi religiosi, ho potuto fare la mia ricerca che mi ha appassionato e mi da tantissimo.
Per me non è necessario stare in un percorso strutturato o aderire ad una spiritualità, religione e spiritualità sono due cose completamente diverse, dal mio punto di vista, raramente coincidono, anche se a volte può accadere che coincidano.

Il mio augurio per Natale è che dentro di noi nasca qualcosa.
Che riesca a nascere il vero noi stessi, la vera parte di noi, la nostra verità, perché a Natale nasce la verità, nel discorso, sempre simbolico e allegorico, Gesù è la verità.
La verità nasce dentro di noi , "CHI SONO IO" questa è la verità.

scritto da: Carlo Renzi

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