Energia in Movimento
Sviluppo e approfondimento di studi naturistici ed esoterici

Né insegnanti né allievi

novembre5

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Energia in movimento –  Né insegnanti né allievi

Sapete che non preparo queste chiacchierate e quindi, di solito, non so cosa dire.
È una situazione alla quale, quando ci si fa l’abitudine, tutto sommato, non è così drammatica.
Nel momento in cui non sai cosa dire hai la possibilità di dire qualunque cosa.
Se ho un discorso già preparato, quello diventa una gabbia, diventa un percorso già tracciato e mi impedisce o mi inibisce dal percepire quello che ho intorno, quello che ho intorno è la vostra energia, i vostri pensieri, anche le vostre domande, anche se non sono espresse con la parola, allora nel momento in cui io mi lascio andare a questo tipo di percezione, le cose arrivano.
In effetti a me voi come allievi non interessate assolutamente, non me ne importa niente di voi come allievi … ecco già Maya protesta, un momento, adesso spiego!
No, a me interessate e tantissimo voi, come persone, perché, in una situazione come questa, il rapporto allievo-insegnante non dovrebbe esistere. Purtroppo va a finire che esiste, per una questione pratica, però, nella realtà non vorrei esistere come insegnante, nel senso che quello che io sto facendo è portare a voi la mia esperienza, la mia vita e nel momento in cui voi fate la stessa cosa, nei riguardi di tutti e nei miei riguardi, non c’è un’insegnante, non c’è un allievo, ci sono soltanto delle persone che hanno qualcosa da comunicare, qualcosa da mettere in comune per crescere tutti insieme. Allora usciamo fuori dalle categorie solite, prima scherzando dicevo: “fondare una religione è uno degli affari più lucrosi che possano esistere”, infatti lo vediamo, la religione rende.
L’essere umano tende a creare delle religioni anche quando non ci mette di mezzo un Dio, non ci mette di mezzo un sacerdote, comunque crea delle religioni, per quanto riguarda le caratteristiche di una religione, dove c’è qualcuno che ti guida, qualcuno che si frappone fra te e la conoscenza, qualcuno che ti giudica.
L’essere umano tende a creare religioni di questo tipo in ogni ambito ma questo è l’antitesi dell’essere umano, non è una via per la conoscenza, è qualcosa che va a ostacolare la vera conoscenza, la vera conoscenza di me stesso, perché nel momento in cui io mi frapponessi tra voi e una qualsiasi forma di conoscenza vi creerei un ostacolo.
Quello che io cerco di fare è proprio portare la mia esperienza e la mia vita in modo tale che voi possiate tirar fuori la vostra perché in questo dialogo ognuno chiarisce se stesso.
Nel momento in cui io esprimo queste cose sto imparando tantissimo, nel momento in cui vi osservo imparo tantissimo, nel momento in cui percepisco come si sta muovendo la vostra energia, perché è questo poi il lavoro che noi in definitiva facciamo, nel momento in cui io attraverso questa percezione acquisisco delle conoscenze, acquisisco qualcosa che non si esprime a parole, io sto crescendo, in questo breve tempo in cui io esprimo queste cose il mio modo di vedere la vita cambia.
Di questo noi ci accorgiamo nei tempi lunghi.
I cambiamenti avvengono momento per momento.
Il miglior modo per attuare un cambiamento è non porre ostacoli al cambiamento.
Nel momento in cui si crea nel modo classico, nel modo che conosciamo, di un qualcosa, una religione, io sto mettendo una serie di ostacoli al cambiamento perché voglio dirigere il cambiamento, perché non lascio che avvenga come deve avvenire, ma voglio che avvenga entro certe regole e certi canoni, questo non è cambiamento, questo è un’altra volta, mettersi un’uniforme, cioè uniformarsi, diventare tutti uguali, questo è quello che cercano di fare le religioni.
Certo io parlo di un modo per me errato di intendere le religioni che sicuramente non nascono per questo, ma poi lo diventano.
Io vi assicuro che sono sincero quando dico: “Se qui c’è una persona o dieci o tre, per me non cambia assolutamente niente”.
La realtà di quello che ci scambiamo, la forza di quello che ci scambiamo non dipende da quanti siamo, le religioni si contano, i partiti politici si contano e basano su questo la loro forza, la nostra forza si basa su altre cose, non su quanti siamo ma su come siamo e su quanto siamo disposti ad aprirci gli uni verso gli altri.
Questa è la reale forza che noi possiamo mettere in gioco indipendentemente da quanti siamo. A volte siamo due di più o tre di meno, rispetto a quanti siamo stasera, però più o meno il numero è questo. L’altra volta eravamo in cinque o sei e c’è stato uno scambio bellissimo.
Questo vuol dire non legarsi al numero, non legarsi al fatto che questo messaggio che io sto portando, che voi state portando, è valido se è seguito da tante persone, assolutamente no, dobbiamo uscire da questi modi di pensare, da queste gabbie del pensiero, è valido nel momento in cui riusciamo ad avere uno scambio valido, riusciamo a comunicare tra noi anche senza le parole, è valido nel momento in cui usciamo da qui la sera e stiamo tutti meglio, questa è la validità di quello che facciamo, non quanti siamo, non quante volte ci incontriamo, queste sono categorie che esistono fuori da qui, che esistono, appunto, in quel modo, per me errato, di vedere le religioni. È molto più facile fare una religione e si potrebbero avere anche più adepti.
Nel momento in cui io dico che non ci sono regole, c’è una totale libertà, possiamo esprimere quello che sentiamo e quello che vogliamo, e lì cominciano le difficoltà.
La maggior parte degli esseri umani hanno piacere di essere comandati, di avere delle regole, di seguire un capo, è rassicurante,  siamo stati abituati così fin da piccoli, c’è sempre qualcuno da seguire, un capo da rispettare, una regola alla quale obbedire, allora creiamoci uno spazio in cui tutto questo non c’è, allora due ore a settimana o tre ore, quanto stiamo insieme, tiriamo fuori in piena libertà quello che sentiamo dentro, quello che vorremmo essere e non riusciamo ad essere, anche perché facendo così in breve tempo riusciremo anche ad essere quello che non riusciamo ad essere.
Nel momento in cui si trova la strada, poi percorrerla è facile, poi si vede la direzione, mettiamo un passo dopo l’altro.
Potremmo passare tutta la vita a non vedere questo perché non troviamo degli spazi in cui questo è possibile, uno spazio dove non c’è giudizio, non c’è critica, non ci sono classifiche.
Qui, la maggior parte di noi, stanno facendo un percorso di pranoterapia, alcuni già da qualche anno, alcuni più recentemente ma non c’è il più bravo, non c’è il meno bravo, lo sapete benissimo che queste cose qui non esistono e se non esistono qui possono non esistere anche fuori di qui, perché quello che c’è da realizzare di serio e di concreto e di bello riusciamo a farlo senza fare classifiche, senza avere un capo, senza avere delle regole, riusciamo a fare delle cose bellissime.
Allora questo è possibile, e nei limiti del possibile, perché poi fuori le regole esistono, possiamo portarlo anche fuori, nel senso di non far influenzare il nostro pensiero dal giudizio degli altri, perché il giudizio degli altri è la regola non scritta che più ci condanna, più ci affligge, allora già uscire fuori da questo ci fa apparire dei saggi, e la saggezza è semplice, quando noi diciamo “quello è un saggio”, ma perché?
Perché sta dicendo quelle cose che io sento dentro, mi risuonano dentro, ma che io non sono riuscito ad esprimere perché ho avuto paura del giudizio, perché non so trovare le parole giuste, perché se no poi cosa pensano di me?
Siamo condizionati dall’essere accettati dall’altro e censuriamo i nostri pensieri, allora della nostra saggezza ne esce fuori solo un 10%, un 20%, il resto è censurato, il resto viene cancellato perché non opportuno.
Poi leggiamo o ascoltiamo quella voce, quella parola che ci risuona dentro come vera e diciamo “quello è un saggio”.
Ma perché non lo sapevamo già da soli?
Se noi riconosciamo che quella parola è vera, è perché ce l’abbiamo dentro, perché l’avremmo voluta esprimere già noi con noi stessi, con gli altri, allora perché non l’abbiamo fatto?
Questi sono i nostri ostacoli.
Perché lui riesce a tirar fuori quel tipo di pensiero e io no?
Anche se poi mi ci riconosco, quindi se mi ci riconosco è anche un mio pensiero, ma ho vissuto trent’anni, quarant’anni, cinquanta, sessanta, senza mai averlo espresso.
Qui stiamo cercando di eliminare questi meccanismi perversi e di poter esprimere noi stessi in assoluta e totale libertà.

scritto da: Carlo Renzi

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