Energia in Movimento
Sviluppo e approfondimento di studi naturistici ed esoterici

Pranoterapia, la strada del cuore

settembre19

Foto di Paola Palmer

Foto di Paola Palmer


Per me la pranoterapia è spiegabile solo con la pratica, si può parlare quanto si vuole però, alla fine, quello che veramente ci è utile, quello che ci serve, è soltanto ciò che sperimentiamo personalmente e questo in tutti gli aspetti della nostra vita. Si potrebbe parlare di pranoterapia per dieci ore e non riuscire a spiegarsi, fare un’esperienza di dieci minuti e cominciare a capire cosa vogliamo intendere. Quando parliamo di una strada, io vi dico “scegliamo la strada che ha un cuore”, la strada che sentiamo dentro, che sentiamo affine al nostro modo di essere, e una volta scelta la strada che ha un cuore le regole non sono tante perché quando si va per una strada esiste la regola di iniziare a camminare e la regola del camminare, non è che c’è molto altro e il camminare si fa mettendo un passo dopo l’altro, qualunque sia la meta e per quanto possa essere elevata, non c’è altro meccanismo che mettere un passo dopo l’altro. A volte ci sembra di camminare al buio, a volte ci sembra di camminare da soli, dico ci sembra perché il buio comunque è apparenza, perché l’essere soli è apparenza anche se poi la nostra strada e la nostra storia non è quella di nessun altro, è diversa da quella di tutti gli altri, però, comunque, la sensazione che siano gli altri vicino a noi c’è, a volte è più forte, a volte è meno forte o a volte si può credere di essere soli e di procedere per strade che non portano a nulla e allora, man mano che andiamo avanti i punti di riferimento usuali sono sempre di meno, perdiamo alcuni punti di riferimento e ne acquistiamo degli altri. Un punto di riferimento importante, l’ho già detto prima, è la strada che ha un cuore, e poi nella strada cerchiamo di capire quanto, dentro di noi, c’è un discorso di cercare il merito, cercare la sensazione di fare qualcosa di speciale, di particolare, qualcosa che siamo bravi a fare. È giusto avere coscienza di quelle che sono le proprie capacità ma perché, in questo modo, se so quello che so fare, posso metterlo a disposizione degli altri, averne coscienza è molto diverso dal vantarsene, è molto diverso dal sentirsi superiori agli altri “perché faccio qualcosa che gli altri non sono capaci a fare”. Ogni volta, in qualche modo insisto su questo discorso, perché, quando si fa pranoterapia questa sensazione è abbastanza netta, la gente viene da me e mi chiede di risolvergli dei problemi, io gli risolvo i problemi e mi guardano a volte con ammirazione, come qualcuno che ha delle capacità straordinarie e questo è uno dei motivi per cui decisi, anni fa, di insegnarlo, proprio per dimostrare a tutti come, effettivamente, queste capacità straordinarie non esistono! Esiste una voglia sincera di mettere a disposizione degli altri quello che sappiamo fare, esiste la volontà di venire in soccorso a un grido d’aiuto, dopodiché la capacità di curare e di guarire è in ognuno di noi, allora se io sono capace di fare una certa cosa, non è perché sono più bravo degli altri è perché la vita mi ha portato a fare un certo tipo di esperienza, ad incontrare certe persone che mi hanno instradato in una certa direzione e allora ho cominciato a curare la gente, da sei, sette anni, ho cominciato a ritenere importante anche trasmettere questa cosa sia perché ci si rendesse conto anche dall’altra parte, molti miei allievi sono arrivati come pazienti e poi sono diventati terapeuti, proprio perché, il discorso che faccio sempre è: “se lo faccio io lo puoi fare anche tu, se lo fai tu lo può fare chiunque”. Tutti possiamo fare questo, l’importante è avere voglia di farlo e farlo per il bene dell’umanità, farlo non per cercare il proprio merito o il proprio tornaconto, anche se poi, nel caso in cui dovesse diventare l’unico sostentamento, è giusto valutare il proprio impegno, ma questo non vuol dire sfruttare le situazioni e soprattutto il male degli altri. In questa ottica la strada, il percorso, diventa giorno per giorno un mettere a disposizione un qualcosa che si è appreso, un’esperienza che si è fatta. Quando ci accorgiamo se siamo o no sul percorso? Quando cerchiamo il merito per quello che facciamo, quando ci vantiamo per quello che facciamo non siamo proprio sulla strada che ci porta nei posti belli dove vorremmo andare perché quello va a ingigantire il nostro ego, non la nostra interiorità, non la nostra parte migliore, se la nostra strada ci porta ad avere un certo predominio sugli altri, un certo potere, stiamoci attenti perché stiamo sbagliando qualcosa, i segnali, se li vogliamo vedere, ci sono, quando quello che facciamo ci lascia la gioia, la serenità, la pace dentro, stiamo sulla strada giusta, molti punti di riferimento li perdiamo, ne acquistiamo altri, sempre di meno ma sempre più precisi, più incisivi e più nostri, più veri, che ci dicono se siamo o no sul percorso giusto. Nel nostro percorso finiamo per trovare tutto quello di cui abbiamo bisogno e ci accorgiamo, quando agiamo con cuore sincero, che veramente non siamo soli, che veramente c’è tanta gente intorno, come noi, che vorrebbe camminare con noi e non sa come, non sa quando, va soltanto aiutata a fare i primi passi e allora comincia a camminare speditamente perché l’esperienza nostra, il gruppo, trascina anche i più deboli, trascina anche quelli che hanno dei momenti di stanchezza.
Sia quindi questa l’ottica, se vi accorgete che io vi propongo una strada che non ha un cuore o vedete in me degli atteggiamenti volti al mio tornaconto, a ingigantire il mio ego, primo ditemelo, secondo andate via dai miei insegnamenti, anche perché se andate via io non ho più materiale su cui agire quindi salvate voi e salvate anche me! Certe volte cerco di fare dei discorsi che chi vuole capire capisce, stessa cosa vale per me. Io non sempre, quando dico questo vengo creduto, a me piace più imparare che insegnare, perché quello che insegno lo so, però voi insegnate a me nel momento in cui osservate in me dei comportamenti e me lo dite, è un aiuto che mi date e che ci diamo reciprocamente. Ringrazio voi che siete qui per la prima volta e anche gli altri, io tutte le sere ringrazio tutti di essere qui perché a me da gioia e di solito avvengono delle belle cose, quasi sempre, da tanti anni che ci incontriamo, queste serate sono sempre state molto belle, poi, dicevo a Silvia, la sera in cui mi sento stanco vengono poche persone, quelle più assidue e con i quali si è instaurato un buon rapporto di amicizia, se non mi sento di fare terapia spariscono i pazienti, in questo percorso non c’è da preoccuparsi di tante cose come siamo abituati normalmente, e questo mi insegna anche ad affidarmi di più, a non preoccuparmi inutilmente, un grosso motivo di stress e di malattia sono proprio le preoccupazioni inutili, quante volte ci siamo preoccupati nella vita di cose che non sono mai accadute, la maggior parte delle preoccupazioni poi non si realizzano perché se si realizzassero sarebbero tragedie continue quindi, cerchiamo di capire questi meccanismi anche osservando la nostra vita, cerchiamo, per quanto possibile di evitare di preoccuparci di ciò che probabilmente non accadrà mai, alla fine, le vere preoccupazioni sono pochissime e questo ci lascia più spazio mentale, purifica i nostri pensieri, perché comunque noi camminiamo in un gruppo e sentiamo i pensieri degli altri, si attaccano alle nostre auree, prima ancora di sentire le parole, sentiamo i pensieri, già i pensiero modifica l’energia che sta qui dentro, la parola modifica ancora di più perché la parola ha in se lo spirito della creazione, almeno secondo tutte le tradizioni sacre, la creazione nasce dalla parola e la parola ha appunto, dentro di se, questo significato di essere creatrice, allora stiamo attenti ai nostri pensieri, alla vibrazione delle nostre parole, cerchiamo di farli venire, per quanto possibile, dal cuore e questo è un grosso dono che possiamo fare agli altri e all’umanità intera perché comunque il mio pensiero, la mia parola, modifica l’armonia dell’universo, immediatamente non ce ne accorgiamo però poi le cose accadono.
Quanto più si espandono questi gruppi tanto più si rafforza questa energia d’amore. Il nostro gruppo, ad esempio, non è soltanto qui dentro, ci sono altre persone collegate con noi stasera, c’è Francesco, c’è Jolanda e molti altri che sanno che il mercoledì ci riuniamo e ci chiedono, in qualche modo, di poter stare in mezzo a noi, a volte noi sentiamo la loro presenza e loro sentono i pensieri d’amore che noi mandiamo loro.

 

scritto da: Carlo Renzi

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