Energia in Movimento
Sviluppo e approfondimento di studi naturistici ed esoterici

Questione di numeri

novembre4

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Energia in movimento: Questione di numeri 

Osservavo la data di oggi, è il 23 ottobre del 2013 , tradotto in numeri 2, 3, 1, 0, 2, 0, 1, 3, una data strana, io di numeri non capisco niente ma se ci fosse un esperto di numeri magari ce ne parlerebbe per due ore. Già lo zero mi mette in crisi, l’uno non ne parliamo, con il due già comincia ad andare un po’ meglio.
Questa storia dei numeri mi ha sempre appassionato perché il numero ha una caratteristica rispetto alle altre scienze che è infinito, io da bambino cercavo di immaginare il numero ultimo e non ci riuscivo perché non esiste.
C’era questo fascino dell’infinito che in altre scienze non trovavo, era come l’universo, era una cosa enorme.
Questi numeri che poi potevi combinare in tanti modi ed erano sempre diversi, miliardi, infinite combinazioni.
Poi ho cercato di capirci un po’ di più. Lo zero!  Chi ha inventato lo zero, l’ha inventato anche per una praticità di calcolo, lo zero è stata una grossa innovazione.
Penso che quello che ha inventato lo zero doveva essere un illuminato per concepire lo zero.
L’uno lo vedi ma lo zero non lo vedi. Ma lo zero come l’hanno fatto? A forma di uovo!
È un uovo lo zero, ma sarà casuale o è stato fatto apposta? Dall’uovo che nasce? Tutti gli altri numeri.
Nasce l’uno e sta lì da solo, dice: “io sono l’uno e ora che faccio?”. L’uno che fa? Per non stare tanto da solo ne fa un altro, però la cosa strana è che a livello esoterico, fa un altro uno, non diventano due, diventano due uno.
Qui tra poco diventiamo tutti matti.
Perché il bello è questo, che l’uno fa un altro uno e poi, se noi andiamo a leggere le scritture sacre, ti dicono questo, prima c’era il nulla, lo zero, lo zero che ha partorito un’energia che si è riprodotta e le scritture sacre lo chiamano Dio, io lo chiamo energia, ma quello non è che ha fatto un secondo, ha fatto un altro uno perché ha detto che l’ha fatto a sua immagine e somiglianza, quindi se quello era uno, avrà fatto un altro uno.
E sono andati avanti così, tanti uno, ad un certo punto che è successo?
Che l’uno è diventato due e io il due lo capisco meglio perché io vivo nel due, non vivo nell’uno, vivo nel mondo del duale, vivo nella contrapposizione, vivo nel contrasto.
Io lo so di non vivere nell’uno, allora il due lo comprendiamo molto meglio perché il due è la dualità, l’uno però esiste nella nostra vita, e dove sta questo uno?
Allora passiamo tutta la vita alla ricerca di questo uno che per il simbolismo dei chakra secondo me, a mio modo di vedere, sta in quell’elefantino nero del primo chakra.
Non a tutti ho parlato dell’elefantino nero, che è un’immagine bellissima. Nel primo chakra, nel simbolismo c’è un elefantino nero, non è che nei chakra c’è un elefante, è simbolico, non state a pensare che abbiamo un elefante dentro il chakra.
Sta a simboleggiare la nostra memoria inconscia cioè tutte quelle cose che noi abbiamo dentro, che conosciamo, ma delle quali non ci rendiamo conto.
E quello è l’elefante nero, è nero perché non le vediamo, allora per tutta la vita cerchiamo di levare questo nero, ma un po’ ne leviamo, un po’ ci si ricopre e non riusciamo mai a vedere chiaramente quello che c’è dentro quest’elefante.
Io sono sicuro che l’uno sta lì dentro però ancora non sono riuscito a vederlo, me lo immagino, so che è una cosa meravigliosa però sta lì dentro e quindi non è la mia vita, anche se so che c’è, anche se probabilmente, sicuramente, in qualche modo influenza la mia vita anche se io non ne sono cosciente, però è lì nascosto,  non è il due.
Questa è la problematica della nostra vita, tutto quello che noi facciamo, i cosiddetti percorsi, di percorsi ne ho parlato, sapete cosa ne penso, ma i cosiddetti percorsi, anche i percorsi spirituali tendono a farci riscoprire l’uno cioè uscire dalla dualità e tornare nell’unità.
Quando noi siamo unici, e qualche volta accade nella nostra vita, accade ad esempio, quando noi facciamo delle terapie in cui ci sentiamo completamente coinvolti, in cui tutto il nostro essere è lì dentro insieme a tutto l’essere della persona che si è affidata noi.
Quella è l’esperienza dell’essere uno, di essere due persone ma tutte e due sono un uno, cioè hanno unito tutte le loro parti e non c’è più contrapposizione, poi c’è tutto quello che ne consegue, quello che chiamiamo empatia, quello che chiamiamo comunicazione, perché poi che cosa succede? Che nel momento che due unità si avvicinano, la comunicazione è eccezionale perché non ci sono quelle cose che ci impediscono di comunicare come quando stiamo nella dualità, nella contrapposizione, nel contrasto, nel momento in cui viviamo un momento così di non contrasto, di non contrapposizione insieme all’altra persona che si è affidata a noi, in un attimo è chiaro tutto.
Poi a volte noi ci meravigliamo, ma soprattutto si meravigliano i nostri pazienti, le persone che si affidano a noi, di come da un certo momento in poi riusciamo a parlare della loro vita come se l’avessimo vissuta noi, come ci conoscessimo da sempre la loro vita e i loro problemi, anche quelli più intimi, anche quelli più nascosti, proprio perché nel momento in cui ci liberiamo di tutto quello che non serve e che ci fa essere due, tutto diventa semplice.
L’uno è il numero più semplice che c’è, il più bello, è quello che ha la più grande potenzialità, è l’inizio, è il primo parto dello zero, è l’inizio di tutto, all’inizio di tutto c’è la potenzialità che poi diventerà il tutto, quindi lì dentro possiamo trovare tutto quello che ci serve.
Però il percorso è di riunire tutte le parti di noi, rifonderle fino a che non ci sia più contrasto, fino a che non ci sia più contrapposizione, non ci siano più paragoni, non ci sia più quello di cui parlo sempre, e ogni volta ci ritorno, il senso di colpa.
Quello ci divide, ma ci divide in noi stessi, l’autogiudicarsi ci fa essere due, come se fossimo due persone, una che agisce e l’altra che la giudica, una che vorrebbe andare da una parte e l’altra che la trattiene in basso, quando in tutto questo riusciamo a trovare un accordo, a rimettere tutto insieme, tutto in un’unica direzione, c’è la gioia, c’è la felicità, c’è la libertà, c’è la pace, c’è tutto quello a cui aspiriamo ed è qualcosa che sta nascosto lì dentro nel nostro chakra di base, nel nostro primo chakra.
Sta nascosto, è giusto che stia nascosto perché finché non abbiamo sviluppato la coscienza di tutto il resto non è bene che venga allo scoperto.
Finché non abbiamo realizzato un rapporto con il nostro corpo che sia valido, un rapporto con la nostra sessualità, con le nostre emozioni, con i nostri sentimenti, finché non abbiamo fatto questo è bene che l’elefante resti nero, perché non sapremmo utilizzare quella ricchezza nel modo giusto, però quando avremo acquisito altri livelli di coscienza, possiamo vedere chiaro.
L’origine delle parole è fantastica, vedo chiaro cioè la chiaroveggenza, ma vedo chiaro dove?
Dentro di me, non mi interessa veder chiaro negli altri, veder chiaro nel mondo esterno perché se io ho quell’obiettivo non lo vedrò mai, il mio obiettivo è veder chiaro in me, e una volta che ho visto questo, vedo chiaro anche il mondo esterno.
Ma se diventa un obiettivo e lo trattiamo al solito modo in cui trattiamo i nostri obiettivi, ci siamo fregati un’altra volta, nel senso che finché non abbiamo raggiunto l’obiettivo stiamo male, mentre il camminare, il percorso che noi dovremmo fare è il percorso per il quale ogni passo è un obiettivo, ogni passo che faccio è comunque raggiungere qualche cosa, dove il bello è il camminare e non l’agguantare la meta, questo vale nella nostra vita materiale ma vale nella nostra vita interiore, spirituale, allora ogni passo è un godimento, addirittura, paradossalmente più dura il viaggio e più me lo godo, dimenticando la meta soltanto godendosi il camminare verso …
Una volta che abbiamo scelto la direzione la meta sarà quella giusta, quella che arriverà naturalmente e senza sforzo e cammineremo con piacere.
Nel momento in cui ridiventiamo uno, tutto va a posto, tutto ha una spiegazione.
A volte i miei pazienti o anche voi mi chiedete: “ma perché è successo questo? Perché mi capita quest’altro? Ho fatto un sogno, che cosa significa?” Di solito io rispondo: “non lo so”.
Non lo so perché io non ho questa chiaroveggenza, perché ancora il mio elefante, forse non è tutto nero, si sta schiarendo ma ancora non vedo chiaro, però mi sto godendo il percorso, mi sto godendo il cammino insieme a voi, dopo di che non c’è l’ansia della meta, non c’è l’ansia di volere a tutti i costi delle spiegazioni o dare delle spiegazioni, c’è soltanto l’affidarsi, e, come dico spesso, il camminare piacevolmente insieme.

scritto da: Carlo Renzi

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