Energia in Movimento
Sviluppo e approfondimento di studi naturistici ed esoterici

Trasferiamo il trascendente in ciò che facciamo

ottobre25

Questa sera voglio iniziare leggendovi tre pagine da questo libro – Tecniche di Risveglio Iniziatico di Tommaso Palamidessi edizioni Mediterranee -, è un autore poco conosciuto ma che ha scritto, a mio avviso, cose molto interessanti e le ha scritte in un’epoca in cui di queste cose si parlava poco. Qui riferisce una sua visione, un “sogno” molto interessante:

Il fatto accadde anni or sono, giovedì 11 novembre 1971 a ore 13,30-15 a Morlupo (Roma) in via Flaminia 12, ove vivevo con la famiglia, in una villa. Mi trovavo in casa, e fuori c’era una tempesta. Avevo appena desinato, che fui preso da insolito torpore, sintomo peculiare degli stati psichici che caratterizzano i miei contatti extrasensoriali.
Al buio, mi sdraiai in una poltrona della sala da pranzo mi posi una coperta sulla testa per non essere disturbato dai rumori, e sprofondai in un dormiveglia, in un sogno che non era sogno. L’ambiente che vedevo risultava nitido ed a colori.
Vivevo in un grande monastero cristiano ­ortodosso, russo, ove la basilica, ricca di pitture, aveva locali adibiti alla preparazione delle tinte e delle icòne destinate alle chiese. La mia funzione era di allievo, ma ebbi la percezione che l’icòne avrebbe dovuto servire a me stesso. Capivo la lingua e ovviamente quanto mi suggerivano di fare o di non fare. Da quanto tempo fossi in quel monastero non saprei dirlo.
Assistevo ai riti liturgici per la consacrazione dei diversi colori accuratamente custoditi e preparati dai monaci con la stessa devozione e forza carismatica dell’olio santo. I colori non erano a olio, ma a tempera.
Ebbi l’impressione che i miei confratelli
Ed i loro canti fossero russi o slavi. Al mio risveglio ricordavo le parole udite, ma dopo qualche tempo cominciai a ricordare alcune frasi …birighicis…dgli civò èta…malci. Io non conosco il russo.
Assistei alla consacrazione della tavola stagionata e vissi la scena in maniera molto vivida; quella doveva servire per dipingervi la Madonna con il Bambino Gesù con i colori simbolici e consacrati, e quindi carichi di una misteriosa forza. Fra canti e fumigazioni, la sacra tavola di tiglio, piallata e raschiata in modo da renderla bombata, fu controllata da un pope con una specie di metro, perché l’altezza e la base fossero perfettamente conformi alle misure che la scienza delle icòne impone.
La tavola vergine fu portata sull’altare, purificata dal rito, caricata di energia e per questo gli officianti stesero le mani sopra il legno invocando lo Spirito Santo. Poi, incensandola dai quattro lati, la deposero sull’altare con la superficie da pitturare rivolta in alto e vi posarono il calice per iniziare la Messa. In questa occasione, i sacerdoti chiesero più volte che la Vergine SS. ed il celeste Figlio, scendessero nella tavola o la traessero a loro.
L’altare era cubico; gli officianti vi stavano attorno. Il pane eucaristico fu inciso in modo da ricavare un cubetto da transustanziare.
Da 40 giorni ero stato sottoposto a penitenza, preghiera, esercizi ascetici e alternati digiuni per mettermi nelle condizioni migliori o di grazia per ricevere la virginea tavola sulla quale avrei dipinto la Madonna con il Bambino. Un anziano monaco mi portava ogni sera un infuso di erbe che lui diceva “spiritualizzanti”; al mattino un altro monaco biondo, piuttosto giovane mi dava una tazza di un altro infuso di piante aromatiche che mi dovevano predisporre alla profezia.
Il sapore di quelle bevande era gustoso, ma troppo caldo.
Per la cerimonia mi fu messo un manto azzurro, ed il sacerdote mi consegnò la tavola che tenni rivolta verso gli altri, leggermente inclinata in modo che la superficie convessa fosse rivolta in alto, verso il cielo. Quindi, con canti solenni, mi accompagnarono in una cella, la mia cella, ove era stato preparato un sostegno per fissare la tavola affinché potessi iniziare l’opera.
– Adesso stenderai per prima cosa su tutta la superficie della tavola l’oro splendente, che simboleggia la divinità e la sua sovrabbondanza -. Così mi disse un monaco dalla barba bruna e dagli occhi scrutatori, assistito da un altro monaco dagli occhi celesti che mi porgeva un pennello consacrato e un recipiente con la soluzione aurea teurgicamente pronta.
– Fai attenzione a non rovinare questo sacro legno. La sua superficie ha ricevuto diversi strati induriti di materia organica nella quale abbiamo incorporato le sante ossa triturate di un venerato adoratore della Santa Trinità. Inizierai a dipingere la SS. Vergine ed il suo Bambino quando sentirai che l’oro fatto di Luce circolerà nelle tue vene di luce.
Durante la preghiera devi respirare quest’oro nella sua forma eterea, e restare rivolto verso la direzione fra l’Est e il Sud, direzione ottima per sentire l’oro e il suo colore giallo-arancione. Quando percepirai te stesso interiormente come oro, allora potrai continuare il sacro lavoro della tua icòne. La tunica della SS. Vergine sia di un azzurro intenso, simbolo della Verità celeste. Stai attento ai colori che adoperi, perché la nostra arte è Arte Teofanica. Perciò, quando darai l’azzurro intenso che significa la Verità celeste, o l’azzurro tenero, che mette in evidenza l’unità e il carattere divino della natura Una, o se ricorri al color porpora scuro che è l’amor di Dio, sappi sempre meditare efficacemente circa la scelta dei colori da usare. Questo rosso è per il manto della Madonna, ma vi è un terzo colore violaceo.
Quanto tempo trascorse prima che io terminassi l’icòne, non saprei dirlo, forse dei mesi, sia pure corrispondenti – in quella dimensione – al breve tempo del mio stato di sopore.
Dipinsi la camicina del Bambino candida come la neve.
Ogni colore era dentro un suo recipiente ed aveva subìto un trattamento liturgico speciale. Quando mi fu dato il barattolo del bianco, mi fecero disporre con la faccia ed il petto rivolti a Nord-Ovest affinché potessi essere più ricettivo alle forze nascoste del bianco che, secondo l’istruttore, si trovano in direzione intermedia fra il settentrione e l’occidente.
Terminato il Gesù Bambino, il monaco che mi istruiva mi disse di meditare a lungo fissando l’immagine che avevo dipinto, di pregare secondo l’invocazione del bianco di respirare la luce del bianco e resistere il più a lungo possibile fino a sentirmi tutto bianco, bianco come neve, il bianco delle vesti di Gesù nella trasfigurazione. Poi per qualche attimo mi distrasse per farmi vedere come avrei dovuto respirare e meditare il bianco. Mi ricordo pure che ogni operazione si faceva con la coincidenza delle fasi della luna. Dissertò sul valore del plenilunio e del novilunio, e sulla scelta dei momenti astrologici benefici affinché i sensi siano più ricettivi. Per l’udito osserva Saturno, per la vista tieni conto del Sole, della Luna e di Mercurio, per l’odorato bada a Giove, per il gusto tieni conto di Marte, per il tatto non dimenticare Venere.
Respira la spiritualità del bianco. Bianco, così – mi disse il monaco, aprendo il Vangelo di Matteo al cap. 17 versetto 2. Qui mi svegliai con il ricordo dell’icòne fatta, con la sensazione del profumo d’incenso e di cera consumata dagli stoppini accesi, con la indescrivibile aspirazione sopraterrena del bianco e dell’oro.
Impressionato, ignorando come si preparassero le icòne vere, chiesi chiarimenti a un sacerdote russo che rimase impressionato a udire il mio racconto.

Credo che di elementi interessanti ce ne siano parecchi. Queste cose, probabilmente ad una prima lettura, sembrerebbero non avere attinenza con quello che facciamo. Invece è interessante osservare questa modalità di mettere energia sacra nel lavoro che si sta facendo. In questo caso, un icòne non era soltanto un dipinto, non era solo usare dei colori, ma metterci veramente qualcosa di sacro, respirare il sacro, entrare dentro il legno che si stava dipingendo e dentro i colori, cioè l’artista diventava ciò che stava creando. Questo è vivere quello che si fa dal di dentro e non dal di fuori. Questo è uno dei motivi per cui certe immagini, a distanza di centinaia di anni, conservano un fascino ed un’energia particolari. Questo è lo stesso motivo per cui andando nelle cattedrali, specialmente le cattedrali gotiche, si respira un’aria diversa, ci si sente come attirati verso l’alto , e questo è dovuto sia alla particolare architettura che al modo con cui sono state costruite, ogni mattone veniva posto con la consapevolezza di quello che si stava facendo, a costruirle non erano muratori normali ma erano degli iniziati, addestrati spiritualmente per questo tipo di lavoro, che, per ogni pietra che mettevano, mettevano quel tipo di forme pensiero, quel tipo di intenzione, sapevano di stare a costruire qualcosa di sacro, e quell’energia rimane tuttora. Per questo non si pensa che le piramidi sono state costruite dagli schiavi in Egitto, nessun faraone si sarebbe fatto costruire la piramide, dove sarebbe dovuto andare per un viaggio particolare, dagli schiavi che certo non amavano il faraone. Ci sono delle immagini in cui si vede che quei pietroni, pesanti tonnellate, venivano sollevati da tre persone, come potesse avvenire tutto questo non si è mai capito però erano costruite da iniziati. Questo per dire come ogni gesto può sembrare qualcosa ma può essere qualche altra cosa, dipende dall’atteggiamento interiore, dipende dalla capacità che si ha di trasferire nel gesto, nell’opera che stiamo compiendo, qualcosa di sacro.
Per quello che ci riguarda, si può fare pranoterapia in tanti modi, si può fare anche pranoterapia infondendo in quello che facciamo una grossa quantità di amore, una grossa quantità anche di spiritualità. Quando si parla di spiritualità si parla del nostro aggancio a quello che riteniamo essere il Divino, ora qui, al di là delle convinzioni di ognuno non facciamo discorsi relativi all’una o all’altra religione, all’uno o all’altro credo, è che comunque, per chi crede nel trascendente, il trascendente è il Dio, o come lo vogliamo chiamare, è l’idea più elevata di trascendenza che noi possiamo concepire e quello è il nostro Dio, visto in questa prospettiva, quando si parla di Dio, non sempre si parla dello stesso Dio, probabilmente ognuno di noi vive un concetto diverso, sulla base del concetto che abbiamo sulla divinità, poi, viviamo la nostra vita di tutti i giorni.
Quindi nei lavori che noi facciamo in pranoterapia, possiamo fare, semplicemente, passare un dolore, passare un mal di schiena e non metterci niente altro che poco di più di una tecnica, però possiamo metterci anche una grossa quantità di amore, possiamo metterci anche ciò che siamo capaci di agganciare con la spiritualità, cioè agganciarci a quella che è la nostra idea del trascendente e trasferirla nei lavori che facciamo.
Si diceva sabato e domenica al corso, noi lavoriamo in effetti sui corpi sottili tecnicamente, come tecniche qui si insegna a lavorare sul corpo eterico poi si insegna a lavorare sul corpo emozionale e sul mentale, cioè sugli aspetti fisici mentali ed emozionali del nostro paziente, più in là però ci sono tante altre cose, cioè nell’ambito dell’amore, della spiritualità, e lì non ci si arriva con delle semplici tecniche, lì ci arriviamo sulla base della nostra crescita interiore e sulla base di ciò che possiamo contattare e poi esprimere e trasferire come amore e come atteggiamento spirituale, e questo è quello che veramente, poi, guarisce nel profondo. Comunque tutto quello che è manifestato come sintomo, come disagio ha una motivazione che è molto profonda dentro di noi, che spesso risiede nel rapporto che abbiamo con l’amore e con la spiritualità e da quello poi nasce il disagio, nasce lo squilibrio, nasce la malattia.
Non possiamo risolvere un sintomo ma possiamo andare molto più in là della soluzione di un sintomo, tentare di ristabilire un equilibrio anche dal punto di vista della capacità di amare.
E questo, secondo me, è l’aspetto più bello, più emozionante ed affascinante del lavoro che facciamo.
Tornando a quello che ho letto in questo libro, quando l’autore riferisce e dice, …io stavo lì come allievo ma avevo capito che quella icòne era per me, cioè io non stavo dipingendo soltanto per qualcun altro che poi avrebbe goduto alla vista di quest’opera, lo stavo facendo per me, era un mio cammino… infatti descrive tutte le tecniche di meditazione, respirare l’oro, respirare il bianco, entrare nell’oro, entrare nel bianco, nell’azzurro, nel verde, nel rosso, questo vuol dire viversi ai vari livelli fino al livello della verità.
Quello che noi facciamo in pranoterapia, apparentemente lo facciamo per gli altri, ma l’aspetto più importante è che lo facciamo per noi stessi, cioè è un messaggio per noi, è un’occasione per noi di crescere e di contattare la parte più bella di noi che è la parte dell’amore che riusciamo a dare agli altri. Questo percorso, questo meccanismo, ci potenzia la capacità di entrare in contatto con queste parti di noi che di solito non vediamo, non ci servono nella vita di tutti i giorni, non ci servono per il nostro lavoro e pensiamo che non ci servano, non siamo abituati a mettere nel nostro lavoro, nei rapporti di affari certe cose, e allora in queste situazioni c’è l’occasione per contattare, tirar fuori questa parte di noi che in questo modo veramente prendono vita, si riproducono e crescono.

scritto da: Carlo Renzi

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