Energia in Movimento
Sviluppo e approfondimento di studi naturistici ed esoterici

Vogliamo veramente guarire?

settembre12

Riprendiamo questa sera gli incontri del mercoledì, faccio una premessa per le persone che sono qui per la prima volta, la struttura di queste serate è semplice, finché ce la fate a sopportarmi faccio una chiacchierata, poi se qualcuno ha da comunicare delle cose, un'esperienza, qualcosa di interessante avvenuto durante questo periodo in cui non ci siamo visti, può prendere la parola, e poi si passa alle terapie, potete fare tutte le domande che volete, se so rispondervi vi rispondo altrimenti vi dico "non lo so", non mi pongo assolutamente problemi rispetto a questo, anche perché non mi fido delle persone che hanno sempre una risposta, c'è qualcosa che non va, io ho pochissime risposte, anzi, da un po' di tempo, non ho neanche più le domande. Sarà grave?

Alcuni giorni fa mi è stata fatta un'osservazione, si parlava di guarigione, si rifletteva sul fatto che il problema reale è quando un paziente non vuole guarire.

Un grosso ostacolo per il terapeuta è il paziente che non vuole guarire, effettivamente questa è una situazione reale, ci sono pazienti che fanno finta di voler guarire e in realtà non vogliono guarire.
Non è che non vogliano guarire da un dolore al ginocchio, da una invalidità, hanno fastidio, hanno dolore e vogliono guarire, ma non vogliono guarire dalle cause che hanno generato i loro malesseri.
Se ci rifletto un attimo, anche io da alcune cose voglio guarire e da altre no, e se ci osserviamo siamo fatti tutti così, noi da terapeuti notiamo questa cosa, alcuni pazienti messi di fronte alla loro realtà preferiscono tenersi la malattia piuttosto che cambiare la loro situazione.
Noi siamo sicuri di voler guarire da tutto? Dalla nostra possessività, dalla nostra gelosia, dalle nostre paure? Vanno capite per poter guarire, però è una cosa sulla quale, io stesso, rifletto poco.
Ma io quanto voglio guarire effettivamente dai miei problemi? Quanto voglio rimuovere i miei ostacoli? Quanto voglio cambiare la mia vita? Quanto mi adagio su certi atteggiamenti e su certe cose che poi effettivamente mi provocano dei disagi?

Questo fa parte del percorso, infatti quello che io sto cercando di indurre è una riflessione su questo.
È molto probabile che se comincio a voler guarire, come terapeuta, da certe cose che comincio a vedere, troverò pazienti che vorranno guarire. Il non voler guarire del paziente dipende anche dalla vibrazione che noi trasmettiamo al nostro paziente, da quello che noi comunichiamo come terapeuti.
Non è una cosa razionale, ma se io come terapeuta non voglio guarire da certi miei mali, questa è la vibrazione che trasmetto al paziente, avrò di fronte un paziente che vuole guarire fino ad un certo punto, come faccio io, ma da lì in poi, sfuggirà. A quel punto il paziente o non viene più alle terapie, o mi propone altre situazioni da risolvere ma che non sono quelle fondamentali, e tutti quei trucchi che conosciamo. Li conosciamo bene perché li applichiamo anche noi e, allora, lo dico spesso nei miei corsi o durante queste serate, noi diventiamo dei terapeuti migliori se eleviamo il nostro stato di coscienza, se cresciamo interiormente, se rimuoviamo alcuni ostacoli, alcune paure e alcuni blocchi, se andiamo ogni giorno di più verso la libertà, il nostro modo di essere terapeuti è un modo di liberare l'altro, di liberarlo dalle sue gabbie perché sono quelle che poi vanno a generare la malattia, dalle forme pensiero che lo costringono ad agire sempre nello stesso modo e quindi avere sempre gli stessi risultati, perché se noi siamo infelici, o comunque se la nostra vita non è molto appagante ma continuiamo a fare le stesse cose, avremo sempre gli stessi risultati.
Allora guarire e aiutare a guarire vuol dire anche questo, vuol dire questo rinnovamento continuo, questo andare verso la libertà.

La libertà non è una cosa facile da gestire non ci siamo abituati, come quando parliamo della coerenza, non c'è un'educazione alla coerenza, non c'è un'educazione né alla libertà né alla disobbedienza, noi siamo stati educati ad obbedire, ma il mondo non va avanti senza disobbedienza, la libertà non si conquista senza disobbedienza purché associata al rispetto di noi stessi e degli altri.
Disobbedienza, laddove obbedire vuol dire uccidere la nostra vera natura, vuol dire crearsi degli schemi che ci fanno ammalare. A mio figlio propongo la disobbedienza, o almeno gliene propongo il significato. Disobbedisci però rispetta, rispetta me, rispetta gli insegnanti, rispetta le persone che hai intorno, ma disobbedisci quando c'è da disobbedire.

Noi non siamo educati alla disobbedienza, non siamo educati alla libertà, siamo educati alla schiavitù, a essere messi in gabbia e da lì nascono le nostre malattie, pensiamo che fuori da quelle gabbie ci sia qualcosa di terribile, no, c'è qualcosa di meraviglioso ma non ci accorgiamo neanche di stare in gabbia. L'obbedienza viene esaltata, viene vista come una cosa da perseguire, poi andiamo dal terapeuta e chiediamo: "Perché sto male? Perché non dormo? Perché trovo sempre la donna sbagliata o l'uomo sbagliato? Perché non mi capiscono?"
Da tutto questo si sviluppa la malattia. Se c'è qualcosa che non ci soddisfa nella nostra vita vera, se la vita nel suo complesso non è così appagante come speravamo che fosse, allora cominciamo a fare le cose al contrario, a farle diverse, a dare risposte diverse alle persone che abbiamo intorno, ma diverse vuol dire dare le risposte che veramente sentiamo. Non succede niente di male, purché abbiamo le idee chiare, purché agiamo nel rispetto degli altri e in questo modo diventiamo terapeuti di noi stessi, quando esprimiamo noi stessi e non le nostre forme pensiero che ci hanno inculcato fin da bambini e che ci costringono ad agire in un certo modo.

Poi ci chiediamo perché ho scelto di vivere cose che mi costano fatica, impegno, soldi, energia e poi non mi soddisfano? Perché spreco un sacco di tempo a fare cose inutili?
Se noi osserviamo la nostra giornata, di cose inutili ce ne sono molte. Perché non riesco più a trovare il tempo per dedicarmi a quello che mi piace? Che c'è che non va? Perché succede questo? Perché non voglio guarire? Nel tempo tutto questo diventa male fisico, diventa tutte quelle malattie delle quali soffrono le persone, tutto comincia da un disagio interiore, comincia dalle gabbie che ci siamo creati o  che  abbiamo lasciato che ci costruissero intorno, perché ci hanno detto che così deve essere, così siamo delle persone per bene, ci hanno messo delle uniformi. È proprio questo il significato di "uniforme" uniformarsi, essere tutti uguali così siamo gestibili meglio, tutti uguali e tutti ammalati.

scritto da: Carlo Renzi

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